Il bacillo s’è desto

Avete presente l’immagine fiabesca della slitta di Babbo Natale con i regali per i bambini trainata dalle renne volanti? Bene, dimenticatela. Nell’era dei cambiamenti climatici che galoppano più velocemente delle stesse renne, i simpatici cervidi non portano regali ai bambini bensì malattie mortali. Siete scioccati da un’affermazione così sconvolgente? Lo sarete ancora di più ora che vi svelo il nome di questa malattia: antrace. Continua a leggere

Doppio brodo Terra

Terroristi islamici, emulatori di terroristi islamici, squilibrati, deviati, disadattati, emarginati, violenti qualunque di mezza tacca. E poi, dittatori democraticamente eletti, apprendisti dittatori camuffati da aspiranti presidenti USA, disunioni europee nel pieno di una crisi di nervi. C’è di tutto e di più nella cronaca di questa bollente estate duemilasedici d.C., nella quale in particolare il susseguirsi incessante di avvenimenti segnati dal dramma e dal dolore lascia attoniti e senza respiro. Ammesso che possa essere di aiuto individuare un’idea, un concetto che funga da comune denominatore di eventi tanto diversi, il termine che viene alla mente è ebollizione. Continua a leggere

Incatenati alla crescita

“…avrà il marmo, e l’angelo che spezza le catene”

Francesco Guccini, Il pensionato

E’ compatibile la crescita economica globale con la lotta al cambiamento climatico? Questo semplice interrogativo, sebbene sia centrale per la comprensione della strada da intraprendere per risolvere il più grave dei problemi che l’umanità ha di fronte, è del tutto marginale nel dibattito pubblico. Continua a leggere

Bye bye brum brum

Quel giorno di ottobre del 2024 nel quale la World Climate Authority (WCA) diede inizio alla sua prima seduta plenaria ad oltranza negli uffici del Segretariato dell’ex IPCC a Ginevra, una cappa densa e opprimente avvolgeva l’aria, mentre i miasmi fetidi che emanavano dalle sponde del Lago Lemano ormai anossico – il cui livello era sceso di due metri rispetto alla media degli ultimi 50 anni – spalmavano una spessa coltre nauseabonda sulla città. La penuria di energia idroelettrica causata dalla prolungata siccità aveva finanche costretto le autorità ginevrine a spegnere il celebre Jet d’eau, simbolo della città svizzera.

Nei due anni precedenti, la sequenza di avvenimenti nella politica internazionale aveva subito un’accelerazione pari a quella con cui stava mutando il clima del pianeta. Dopo l’estate 2022, la prima in cui l’Oceano Artico era divenuto completamente privo di ghiacci, erano seguiti due inverni incredibilmente miti a tal punto che, fra lo sbigottimento degli scienziati, l’estensione e lo spessore del ghiaccio riformatosi nella calotta polare furono ridotti ai minimi termini, fino a che la fragile coltre ghiacciata non resistette alle temperature della primavera 2024, che aveva tutte le sembianze di un’estate. Continua a leggere

Se la cultura va sott’acqua

Sono reduce dalla lettura di Qualcosa, là fuori, l’ultimo bellissimo romanzo di Bruno Arpaia che narra di una drammatica migrazione, intorno al 2085, di una massa di disperati verso la Scandinavia con una lunga marcia attraverso un’Europa devastata dai cambiamenti climatici. Il libro inoltre ripercorre la vita del protagonista prefigurando il progressivo deteriorarsi delle condizioni di vita nella quasi totalità del mondo civilizzato lungo l’arco di questo secolo. Uno dei passi più significativi del romanzo descrive vividamente l’impressionante degrado in cui si immagina sia piombata Napoli intorno alla metà del secolo: una città resa invivibile dal caldo, con i prezzi di cibo e acqua alle stelle, in cui regnano l’analfabetismo e il caos, sconvolta quotidianamente da scontri fra gruppi di integralisti cristiani e musulmani, nella quale il Comune allo sbando si trova costretto a vendere la celeberrima statua del Cristo Velato al Museo Nazionale di Nuuk, in Groenlandia.

Ho ripensato a questo episodio, quanto mai verosimile benché frutto unicamente della fervida fantasia dell’autore, leggendo le cronache di questi giorni sulla piena della Senna a Parigi e sulla decisione delle autorità di chiudere il Louvre e mettere al sicuro in via precauzionale le opere d’arte a rischio di inondazione. Continua a leggere

Amara terra d’India

“Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio”

Fabrizio De Andrè, Preghiera in gennaio

Questo post è dedicato alle vittime di una tragedia collettiva occultata dai media. Se conoscessi tutti i loro nomi ed avessi delle foto che li ritraggono, insieme a queste righe avrei pubblicato, per preservarne il ricordo ed omaggiarne il sacrificio, un collage alla loro memoria, come fanno i giornali e i loro siti web quando vengono celebrate con titoli a nove colonne le vittime incolpevoli di stragi terroristiche o di incidenti aerei. Ma a differenza di quanto accade con gli eccidi o le disgrazie collettive che insanguinano il ricco occidente, i caduti di cui sto parlando, così distanti in tutto e per tutto dal nauseante chiacchiericcio della politica nostrana raccontata quotidianamente dai Tg, sono morti di nascosto e in silenzio, magari vergognandosene, risultando perciò invisibili e destinati a restare nell’anonimato.

Eppure dovremmo tutti inchinarci di fronte al loro sacrificio. E’ per questo che, volendo tentare di arginare l’oblio a cui queste persone sono condannate anche da morte, sono andato a frugare nel web, riuscendo a trovare il nome di uno di loro in carne ed ossa e una storia da raccontare: il nome è quello di Srikrishna Pandit Agee, 41 anni, agricoltore della regione di Marathwada, nell’India centrale, che in un triste giorno di questo mese di maggio 2016 si è incamminato nei suoi campi devastati dall’arsura e si è impiccato ad un albero. Continua a leggere

Fiamme bituminose

L’inferno sulla terra. Proprio come ci si immagina che sia. Come altro si può definire un vasto, possente e indomabile incendio alimentato da forti venti e sostenuto da temperature fino a 32°C in un’area del pianeta dove normalmente in questo periodo dell’anno il termometro è ancora spesso e volentieri sotto lo zero?

Benvenuti all’inferno, o se preferite alle prove generali del futuro prossimo venturo (più prossimo che venturo, per come la vedo io), in cui uno dei protagonisti indiscussi e incontrastati sarà il fuoco. Benvenuti a Fort McMurray, nella provincia dell’Alberta, in Canada, moderno agglomerato urbano circondato da immense distese di foreste di conifere, ai margini di un’area caratterizzata, almeno fino ad ora, da un clima sub-artico. Continua a leggere

Chi ha aperto lo sportello del freezer?

Gli sforzi divulgativi sui cambiamenti climatici si scontrano con molteplici e diversificati ostacoli, che concorrono a spiegare come è stato possibile giungere ad una situazione di tale gravità senza che la comunità internazionale sia riuscita a trovare l’energia per cambiare traiettoria allo sviluppo economico mondiale. Il primo e più evidente problema è stato ed è tuttora la non immediatezza della relazione causa-effetto fra emissioni di gas serra e riscaldamento globale. La piena comprensione del meccanismo richiede infatti nozioni di carattere scientifico che molti non hanno, così come richiede di accettare l’idea – che appare inconcepibile a molti – che le modificazioni di un sistema naturale così imprevedibile ed apparentemente insondabile come il clima possano essere originate dall’attività umana. Continua a leggere

Lo spreco secondo Matteo

Non stupisce che un personaggio come Federica Guidi, proveniente direttamente dai piani alti di Confindustria, possa aver fatto, per così dire, un po’ di confusione fra interesse pubblico e interessi privati. Non stupisce neanche che lo scandalo che l’ha costretta alle dimissioni abbia a che fare con il petrolio, visti i rapporti pappa-e-ciccia di questo governo con le lobby delle fonti fossili. Del resto, basta andare indietro a qualche giorno fa per avere qualche indizio rivelatore delle reali intenzioni del governo Renzi su energia e ambiente: nel post su Facebook del Presidente del Consiglio che annunciava la sua visita alla nuova centrale Enel ad energie rinnovabili in Nevada, c’era una frasetta birichina che ha attirato la mia attenzione. Nel ribadire come un disco rotto che “petrolio e gas serviranno ancora a lungo” (Verità Rivelata che non ammette contraddittorio), Matteo Renzi ha aggiunto: “non sprecare ciò che abbiamo è il primo comandamento per tutti noi”, con evidente riferimento al prossimo referendum anti-trivelle. Continua a leggere

Codice Rosso per Gaia

Come sappiamo, la febbre non è di per sé una malattia, ma il sintomo di una reazione infiammatoria conseguente ad un’aggressione dell’organismo da parte di agenti patogeni. La febbre è dunque ad un tempo meccanismo di difesa e campanello d’allarme. Essa regredisce spontaneamente quando l’invasione dei microrganismi infettanti viene debellata, ma se l’infezione non cessa la temperatura corporea resterà alta ed eventualmente salirà ancora, fino a che l’alterazione prolungata dei meccanismi naturali di termoregolazione provocherà gravi conseguenze quali disidratazione, difficoltà respiratorie, convulsioni, insomma una serie di reazioni a catena che condurranno prima o poi alla morte del paziente.

Quando parliamo di “febbre del pianeta” per indicare il riscaldamento globale da cui è afflitta la Terra normalmente non ci spingiamo oltre nel parallelismo con quanto accade nell’organismo umano febbricitante. Per ovvi motivi. Continua a leggere