Oggi militare, domani solare

Il testo che segue è la trascrizione della mia relazione introduttiva al Convegno organizzato dal Circolo Legambiente di Frosinone dal titolo “Oggi militare, domani solare – energia solare energia di pace”, che si è tenuto a Frosinone il 28 aprile 2022.

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Oggi militare, domani solare… quando è stato diffuso il save the date di questo evento qualcuno ha commentato: domani è tardi. È vero, domani è già tardi. Del resto quando abbiamo presentato alla stampa questa idea, lo scorso settembre, era tutto un rincorrersi di leader mondiali che sulle orme di Greta dicevano “non c’è più tempo”. La sfida immane della crisi climatica sembrava allora che potesse compiere un salto dai blablabla ai fatti.

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Quella caldaia non si (bio)digerisce

Nove grammi. È la quantità di PM10 emessa in un’ora da una caldaia a gasolio da 500 kW che lavora a pieno regime. Poco o tanto? Dipende. Lascio a voi valutare.

Per darvi un’idea, 9 g di PM10 vengono emessi, per esempio, da circa 650 g di legna che arde in un caminetto aperto [1]. In pratica, un’abitazione con caminetto rilascia in atmosfera nei mesi invernali in un giorno grossomodo la stessa quantità di PM10 della caldaia di cui sopra. Con una piccola differenza: che il caminetto riscalda al massimo un’abitazione, neanche tanto grande, mentre la caldaia da 500 kW è tarata per un impianto industriale.

Se proviamo ad allargare lo sguardo, scopriamo che nella Valle del Sacco, dove si svolge la disputa di cui vi dirò più avanti, ci sono diverse migliaia di caminetti non filtrati che fumano ogni santo giorno da novembre a marzo, in barba ad ogni allarme smog che viene lanciato da più di dieci anni a questa parte.

Vi do un altro metro di paragone. Sapete quanta PM10 viene emessa da 4 – diconsi quattro – auto diesel che attraversano tutta la Valle del Sacco da Colleferro a Ceprano? Circa 7,7 grammi. Tanto quanto un solo camion pesante [2]. E, sempre per allargare lo sguardo, sapete quanti mezzi transitano in media sull’autostrada A1 nello stesso tratto in un’ora? Circa 2300 [3], di cui almeno il 40% sono diesel. In pratica, per eguagliare la quantità di PM10 emessa dalle sole vetture diesel che transitano in autostrada dal casello di Colleferro a quello di Ceprano in un’ora dobbiamo mettere in fila più o meno 200 caldaie come quella sotto accusa e farle funzionare a pieno regime per lo stesso tempo.

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Il Sole d’inverno

I detrattori del fotovoltaico, ancora oggi più numerosi di quanto sembri, sottolineano a ogni piè sospinto come l’intermittenza della generazione solare e la ridotta insolazione dei mesi invernali anche alle nostre latitudini renda impensabile fare seriamente affidamento su questa fonte di energia.

Si tratta di una tesi che, adducendo fatti incontestabili, tenta strumentalmente di screditare le posizioni pro-rinnovabili allo scopo di opporre resistenza alla improcrastinabile transizione energetica. Del resto, non c’è nessuno che neghi che il futuro mix elettrico 100% rinnovabile dovrà includere sostanziosi contributi di eolico e idroelettrico, nonché una quantità significativa di accumuli di vario tipo, anche stagionali. Ciò detto, date le peculiarità geografiche e climatiche del territorio nazionale, è ad avviso di molti essenziale mantenere dritta la barra sulla centralità del solare fotovoltaico nel futuro sistema di produzione elettrica italiano.

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Il grande iato

Sapere e accantonare. Apprendere e restare passivi. Relegare il problema negli anfratti dell’io pur avendolo compreso. Rimuovere ad ogni costo ciò a cui non si può credere. Erigere inespugnabili fortini neuronali contro le aggressioni di scomode verità. Aggrapparsi alle menzogne di comodo sparse a piene mani dai frenatori di ogni risma.

Sono innumerevoli, benché non prive di analogie, le modalità con le quali si estrinseca l’immobilismo di una vasta maggioranza delle persone nonostante gli ormai inconfutabili allarmi sull’emergenza climatica planetaria. È tutto noto, ormai, tutto è stato già detto e scritto, ma oggi si deve prendere atto che sapere non basta. La coscienza non è scalfita, resta impermeabile, se non repellente. La rabbia non prorompe, l’angoscia non divampa, i cuori non vibrano, ma appaiono piuttosto anestetizzati, necrotizzati dall’inerzia.

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Il NIMBY ci seppellirà

Ormai mi è chiaro. Cristallino, direi. Atteggiarsi a consapevoli profeti di sventura, limitarsi ad un attivismo meramente divulgativo delle catastrofi assortite a cui stiamo andando incontro, condito magari da un generico appello a una riconversione degli stili di vita, porta applausi e pacche sulle spalle, ma non sposta di una virgola lo status quo. Le stanche giaculatorie con la lista dei tragici errori di un’umanità da troppo tempo affetta dal delirio di onnipotenza non fanno che arenarsi nelle secche di un’ancestrale riluttanza verso il cambiamento. Ciò che fa la differenza in termini di impatto del ragionamento e di consenso sono i NO e i SI che diciamo.

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De retium natura

Veicolo impareggiabile di conoscenza e strumento straordinario di interazione sociale a distanza, la rete Internet, oggi assurta a icona della contemporaneità, ha storicamente rappresentato la ciambella di salvataggio di una civiltà che rischiava di essere letteralmente sommersa da un oceano di dati e informazioni non altrimenti categorizzabili né condivisibili in modo intellegibile. La sinergia formidabile fra world wide web e scienza della digitalizzazione non solo ci ha permesso di restare a galla respingendo l’onda montante e devastante di una complessità ad alto tasso entropico, ma costituisce senza ombra di dubbio una delle architravi su cui si regge la faticosa costruzione di un futuro sostenibile.

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Con la scienza fra le nuvole

Impalpabili, evanescenti, fuggitive, le nuvole non si smentiscono mai. Quei morbidi fiocchi bianchi privi di sostanza, oggetti d’arte che tanta arte hanno ispirato con le loro mutevoli forme, un tempo dimore di dèi vendicativi armati di saette e oggi palcoscenici di spot pubblicitari di successo, non ne vogliono sapere di lasciarsi afferrare. Neanche dalla scienza indagatrice che sa spaccare il capello in quattro; neanche nell’epoca dei supercomputer e dei big data, che pure di cloud dovrebbero intendersene. A dispetto della loro banalissima composizione chimica – non dovremmo ormai sapere tutto su accadueò? – restano per molti versi un’entità sfuggente, nota per il suo essere non nota. Continua a leggere

Nel nero dipinto di blu

C’è un mostro al lavoro sotto la superficie dell’Oceano Artico. Si riposa un po’ in inverno, per poi ridestarsi in primavera e affannarsi come un ossesso fino all’autunno inoltrato. Col passare degli anni ha accresciuto il suo furore, quasi che il peso degli anni lo avesse rinvigorito anziché fiaccato. Un’energia oscura, che viene da lontano, lo nutre conferendogli sempre maggiore potenza: possiamo immaginarlo mentre si dimena, in preda ad interminabili convulsioni, scatenando la sua furia epica contro il ghiaccio che lo sovrasta. Continua a leggere

Provare per vivere

Se cercavamo un grimaldello che ci schiudesse un mondo nuovo, un’alternativa desiderabile che i nostri sensi potessero assaporare e che anzi li facesse ridestare da un lungo letargo, beh, ora si è palesata. Chiara come l’acqua dei canali di Venezia, tersa come l’aria che di notte ci fa apparire Venere brillante come non l’avevamo mai visto, leggiadra come un giovane cervo che attraversa placido le strade deserte di una grande città. Si è manifestata così l’evidenza che una vita che dia sollievo all’anima è possibile, e ci si para davanti allo specchio, sfidandoci con risoluta dolcezza a ricominciare come prima, se ne saremo capaci. Continua a leggere

Fratelli uccelli

“Consegnare gli uccelli all’oblio significa dimenticare di chi siamo figli”
(Jonathan Franzen, La fine della fine della terra)

Quando uno dei miei figli era piccolo, mi divertivo a fingere di saper tradurre il cinguettio degli uccelli. Mi piaceva fargli credere che con il loro canto gli uccelli volessero intessere un dialogo con lui, facendolo sentire importante e al tempo stesso parte del magico mondo della natura. Non so in che misura quel dolce inganno facesse presa sul bambino di allora, ma credo che oggi che è un giovane uomo potrà ricordarlo con la tenerezza che si addice alle memorie dell’infanzia perduta. Continua a leggere