Col SENno del poi

Dopo essersi stracciati le vesti per la decisione di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima, la premiata ditta Calenda & Galletti ha finalmente partorito la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) destinata a rimpiazzare quella del 2013 che, a rileggerla oggi, sembra scritta dagli amanuensi benedettini. Il nuovo documento, per gentile concessione dei poteri costituiti, è in consultazione pubblica dal 12 giugno per ben un mese, cioè chiunque può inviare i suoi commenti caricandoli da questa pagina del sito del MISE. Forse i tempi così ravvicinati servono ad evitare che anche la nuova SEN diventi obsoleta prima ancora di essere adottata… Continua a leggere

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L’evanescente mano che dà il metano

Back to basics: “Un gas non ha un volume proprio ma tende ad occupare tutto lo spazio a disposizione, e assume la forma del contenitore che lo contiene, riempiendolo”. Può suonare banale, ma di tanto in tanto le nozioni scientifiche basilari imparate a scuola tornano utili. Teniamo dunque bene a mente questa fondamentale caratteristica delle sostanze gassose, che differenzia questo stato della materia da quello liquido in cui invece la sostanza possiede un volume proprio. Non è una differenza da poco: se il contenitore non c’è o perde l’ermeticità, un gas si disperde in atmosfera senza alcuna possibilità di poterlo confinare in qualche modo.

E’ ciò che sta accadendo da più di due mesi a Porter Ranch, vicino Los Angeles, dove una enorme fuoriuscita di metano da un pozzo usato a scopo di stoccaggio in un impianto gestito dalla società californiana SoCalGas ha sconvolto la vita della comunità residente nei paraggi, richiedendo l’evacuazione di più di 1800 famiglie con molte altre in lista d’attesa. Continua a leggere

Non scherziamo con il ghiaccio

Cosa accadrebbe se togliamo dal freezer dei broccoli surgelati e li lasciamo all’aria a temperatura ambiente per qualche settimana? Possiamo ben immaginarlo senza fare l’esperimento: man mano che l’ortaggio si scongela il suo aspetto cambierà diventando sempre meno appetibile, il verde naturale comincerà ad imbrunirsi e un pesante olezzo invaderà la cucina. Col passare del tempo il broccolo all’inizio florido e ricco di sostanze nutrienti andrà a male trasformandosi in uno striminzito ramoscello secco, perdendo gran parte del suo peso. Oltre all’acqua che pian piano sarà evaporata, i microrganismi avranno decomposto la materia organica rilasciando CO2 e metano nell’ambiente.

Proviamo ora ad immaginare di ripetere lo stesso esperimento su una gigantesca massa di broccoli contenente 1700 miliardi di tonnellate (GT) di carbonio dispersa sul 20% delle terre emerse del nostro pianeta. Lo scenario è di quelli di un film dell’orrore, ma uscire dalla sala cinematografica in questo caso non ci tranquillizzerà, perché ciò che sta accadendo nella realtà dopotutto non è così diverso. Continua a leggere

Aiuto, il cane a sei zampe emette gas!

Diciamolo subito forte e chiaro, a scanso di equivoci: la fortunosa scoperta Eni annunciata domenica di un nuovo mega-giacimento di gas al largo delle coste egiziane NON E’ una buona notizia. Ogni giacimento di combustibili fossili in più che viene scoperto rappresenta una speranza in meno di riuscire nell’impresa già di per sé improba di contenere efficacemente il riscaldamento globale. Perché una volta estratto, quel gas verrà bruciato e pomperà in atmosfera altri miliardi di tonnellate di CO2. E l’atmosfera, purtroppo, è indifferente alla provenienza della CO2 o alle capacità tecniche dell’azienda che ha permesso di produrla.

Gli annunci trionfalistici dell’AD Descalzi e del suo azionista di riferimento Renzi sono davvero indigeribili, perché il più grande errore che si può fare oggi nel commentare una scoperta come questa è proprio quello di inquadrarla esclusivamente in una ristretta ottica italocentrica, blaterando sui vantaggi che essa apporterebbe al Paese. I vantaggi immediati, in realtà, li avranno solo gli speculatori di borsa e gli azionisti Eni: il titolo è infatti ieri schizzato in alto, complice il tono furbamente altisonante del comunicato Eni riguardo alla asserita eccezionalità della scoperta. Per quanto riguarda i benefici a breve-medio termine, li avrà forse l’economia egiziana, sempreché non si scateni nel frattempo una guerra nel Mediterraneo per il controllo delle risorse. Di vantaggi reali a lungo termine per chi dopo di noi erediterà la Terra, francamente non ne vedo. A meno che…

A meno che si provi a ragionare in termini di contenimento del danno globale e soprattutto di sostituzione di future emissioni a maggior tenore climalterante con quelle che scaturiranno dallo sfruttamento del nuovo giacimento, in una prospettiva comunque orientata ad accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili.

Indubbiamente, la scelta strategica e comunicativa di Eni di puntare sempre di più sul gas naturale rispetto al petrolio è astuta e intelligente dal punto di vista imprenditoriale e di immagine. Come è noto, a parità di energia prodotta il gas emette meno CO2 rispetto al petrolio; il gas, inoltre, ha una facciata di fonte energetica pulita che il petrolio non ha. Dall’uomo della strada il metano è visto come un combustibile non inquinante, perché le sue emissioni non danno cattivo odore e non apportano particolato, sfuggendo quindi alla comune percezione dell’inquinamento come qualcosa di afferrabile dai nostri sensi. E’ ad ogni modo innegabile che, mettendo petrolio e gas sul piatto della bilancia, il secondo presenta una serie di vantaggi, come è altresì vero che, a certe condizioni, il gas può giocare un ruolo nella transizione verso un’economia decarbonizzata.

Diciamo allora che, se venissero confermate le imponenti dimensioni delle riserve contenute nel giacimento, per poter considerare positivamente questa scoperta occorrerebbe fare in modo che, grazie a questo gas, altre riserve di idrocarburi più inquinanti possano rimanere sotto terra, così che il bilancio complessivo viri significativamente verso una consistente riduzione delle emissioni di gas serra. In assenza di un’autorità mondiale in grado di regolare l’attività estrattiva, questo obiettivo dovrebbe essere realizzato mediante l’adozione di adeguate strategie energetiche da parte dei paesi utilizzatori. Ad esempio, ipotizzando che una parte significativa del gas estratto venga destinata al mercato italiano (cosa tutt’altro che certa, data l’inesistenza di gasdotti che collegano l’Egitto con la sponda nord del Mediterraneo), il nostro governo dovrebbe ripensare immediatamente la sua politica energetica in accordo a chiare linee guida, che proverei a sintetizzare così: 1) immediato stop ai controversi progetti estrattivi in corso di autorizzazione nei mari italiani e in Basilicata; 2) chiusura delle centrali elettriche a carbone ancora operanti o loro riconversione a gas; 3) uso della leva fiscale per incentivare l’impiego del metano per autotrazione in luogo di benzina e gasolio; 4) agevolazioni per l’installazione di impianti di cogenerazione a gas. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un forte impulso all’efficienza energetica e alla diffusione delle fonti rinnovabili nell’ambito della ridefinizione di target per le emissioni di gas serra di gran lunga più ambiziosi degli attuali.

Ma non basta. L’Italia e l’Egitto hanno il dovere di obbligare l’Eni a stringenti misure di sicurezza in grado di evitare incidenti (queste installazioni sono ad elevato rischio di esplosioni), nonché ad una rigorosa e verificabile azione di minimizzazione delle fuoriuscite di metano (che come noto è esso stesso un potentissimo gas serra) durante le fasi di esplorazione e messa in produzione del giacimento, pena il possibile azzeramento del vantaggio del gas rispetto a carbone e petrolio in termini di emissioni climalteranti complessive.

Ho esagerato con i se e i ma? E’ probabile. Anzi, ho sicuramente esagerato se guardiamo agli interlocutori che dovrebbero tradurre tutti i se e i ma in politiche virtuose e lungimiranti e ad un intero sistema politico-economico-finanziario che va in tutt’altra direzione rispetto a quanto sarebbe necessario. E allora, forse è il caso di ribadirlo: la scoperta del nuovo giacimento in Egitto NON E’ una buona notizia!