Jurassic Bubble

La designazione di Rex Tillerson, fino a poco fa CEO del colosso petrolifero Exxon, a Segretario di Stato dell’amministrazione Trump ha tutta l’aria di apparire un segno di ritrovata potenza dei giganti delle fonti fossili. La notizia che uno dei massimi esponenti del settore oil&gas assurga a capo della diplomazia della maggiore potenza mondiale può facilmente essere letta come un messaggio muscolare indirizzato ai mercati e all’opinione pubblica dal neoeletto presidente USA. Continua a leggere

Pensare localmente, inquinare globalmente

C’era una volta un tempo in cui parlare di ambiente era bello, ed era anche molto trendy. Lo ricordo bene quel periodo, a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90, quando da giovane mi avvicinavo con candore alla politica convinto di portare una ventata d’aria nuova nelle fumose e opache stanze dell’amministrazione comunale della mia città (di lì a poco sarebbe arrivata Tangentopoli). In quelle stanze e fra la gente parlavamo di temi come le pedonalizzazioni e la mobilità urbana, l’inquinamento dell’aria e dei corsi d’acqua, i parchi urbani, la raccolta differenziata dei rifiuti, il no al nucleare, alla cementificazione, alla caccia, eccetera. Era il periodo in cui l’Italia, insieme al benessere gonfiato dalla corruzione imperante e dal debito pubblico ma comunque sempre più diffuso, scopriva finalmente i guasti di una crescita industriale caotica e incontrollata. In quegli anni, gli anni rampanti della ‘Milano da bere’ di craxiana memoria, fu istituito il Ministero dell’Ambiente ed entrarono in vigore le prime significative norme per la lotta all’inquinamento, la gestione dei rifiuti e la tutela del paesaggio. Continua a leggere

Scenari petroliferi ‘for dummies’

Non viene ricordato mai abbastanza che l’ingrediente fondamentale che ha reso possibile lo sviluppo dell’economia e il nostro benessere è la disponibilità di energia abbondante a basso costo. Senza il carbone prima, il petrolio e il gas dopo, il mondo non sarebbe neanche lontanamente quello che oggi è, nel bene e nel male. Chi scrive si batte per l’avvento di una nuova civilizzazione che abbandoni l’uso delle fonti fossili per i motivi che tutti sappiamo, riscaldamento globale in primis. E tuttavia, in un’economia globalizzata e intimamente interconnessa, ciò non può avvenire dall’oggi al domani, anche se lo volessimo tutti. I dati relativi ai consumi energetici mondiali suddivisi fra le varie fonti indicano che l’attuale sistema economico si regge ancora per l’80% sui combustibili fossili, primo fra tutti il petrolio. La tanto decantata impetuosa crescita delle fonti rinnovabili di questi anni, sebbene molto rilevante in termini relativi, si è tradotta purtroppo in un incremento di pochi punti percentuali in valore assoluto: dunque per rimpiazzare almeno in gran parte le fonti fossili potranno volerci nella migliore delle ipotesi non meno di venti-trenta anni.

Diventa così fondamentale analizzare gli scenari prossimi venturi relativi alla disponibilità e al costo del petrolio. Sono consapevole che la questione è tremendamente complessa e ardua da districare, e tuttavia, a beneficio dei profani fra i quali mi annovero anch’io, vorrei provare a semplificare elencando schematicamente una serie di fatti e tendenze che sembrano remare tutti nella stessa direzione, facendo univocamente presagire tempi duri per l’industria petrolifera e per tutti noi nella misura in cui continueremo ad essere dipendenti dai suoi prodotti. Continua a leggere