Pensare localmente, inquinare globalmente

C’era una volta un tempo in cui parlare di ambiente era bello, ed era anche molto trendy. Lo ricordo bene quel periodo, a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90, quando da giovane mi avvicinavo con candore alla politica convinto di portare una ventata d’aria nuova nelle fumose e opache stanze dell’amministrazione comunale della mia città (di lì a poco sarebbe arrivata Tangentopoli). In quelle stanze e fra la gente parlavamo di temi come le pedonalizzazioni e la mobilità urbana, l’inquinamento dell’aria e dei corsi d’acqua, i parchi urbani, la raccolta differenziata dei rifiuti, il no al nucleare, alla cementificazione, alla caccia, eccetera. Era il periodo in cui l’Italia, insieme al benessere gonfiato dalla corruzione imperante e dal debito pubblico ma comunque sempre più diffuso, scopriva finalmente i guasti di una crescita industriale caotica e incontrollata. In quegli anni, gli anni rampanti della ‘Milano da bere’ di craxiana memoria, fu istituito il Ministero dell’Ambiente ed entrarono in vigore le prime significative norme per la lotta all’inquinamento, la gestione dei rifiuti e la tutela del paesaggio. Continua a leggere