Non è tutto legno quello che brucia

Dei quattro elementi primordiali, il fuoco è quello che suscita le sensazioni più ambivalenti fin nei meandri dell’animo umano: tepore o flagello, luce magica che squarcia l’oscurità o calore infernale, mezzo di cottura per il cibo che ci nutre o di annientamento della materia tout court, energia utile o dissipata. Quando, attoniti e impotenti, guardiamo alla devastazione provocata dagli incendi boschivi di questa torrida estate italiana, siamo giustamente portati a nutrire l’odio più assoluto verso le fiamme e la loro capacità di annichilire tutto ciò che di sacro incontrano sul loro cammino. Ma per l’umanità delle origini, compenetrata in una natura così spesso ostile, doveva essere molto diverso: una volta appreso il modo per rendere il fuoco inoffensivo, i benefici apportati dalla legna ardente sovrastarono di molto i suoi rischi. L’incanto poetico del Cantico delle Creature sintetizza mirabilmente come veniva visto il fuoco dal comune sentire nelle lunghe ere che precedettero lo sfruttamento delle fonti fossili: Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale enallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Continua a leggere

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Emergenza, che passione!

Chiunque in questi giorni drammatici abbia dato un’occhiata alla mappa sismica dell’Italia, con quella minacciosa striscia violacea che corre lungo la dorsale appenninica come un brivido lungo la schiena, si sarà chiesto come è stato possibile rimanere collettivamente per decenni con le braccia conserte ad aspettare il prossimo terremoto e contare le sue vittime anziché rimboccarsi le maniche e riqualificare il patrimonio edilizio delle aree a rischio per dotarlo delle caratteristiche antisismiche necessarie ad evitare il ripetersi di simili tragedie.

Perché nel Belpaese non si riesce mai a tradurre in fatti concreti la parola prevenzione, di cui pure ci riempiamo la bocca dopo ogni evento emergenziale? Colpa della malapolitica e del malaffare dilagante, certo, ma sarebbe ingeneroso gettare la croce unicamente addosso all’amministratore locale di turno, ai governi nazionali o agli imprenditori edili. Il fatto è che mentre tutti a parole concordano con il banale vecchio saggio mutuato dalla medicina ‘prevenire è meglio che curare’, nel nostro agire quotidiano si tende quasi invariabilmente a comportarci in maniera opposta, guardando all’hic et nunc invece di pensare ad assicurarci dai rischi che il futuro ci riserva anche in base ad un semplice calcolo delle probabilità. Continua a leggere