Hanno ucciso l’acqua dolce

Molta acqua dovrà passare sotto i ponti prima che la Terra diventerà un ammasso infernale di rocce senza vita come Venere. Stando a quanto dice la scienza, fra qualche centinaio di milioni di anni l’atmosfera terrestre si sarà trasformata in una cappa densa di anidride carbonica e la temperatura del nostro pianeta si sarà innalzata a livelli tali da portare alla completa evaporazione degli oceani. Ma noi non ci saremo, per dirla con le parole di Francesco Guccini, e dunque l’argomento può interessare i geologi o gli studiosi del deep future, non noi qui ed oggi alle prese con mille problemi. Continua a leggere

La polvere in fondo al dirupo (Seconda Parte)

Da “Il piede e l’orma” eBook n. 7 ‘Acque’, Pellegrini Editore, gennaio-giugno 2016. Per gentile concessione dell’Editore e dell’amico Alfonso Cardamone.

La Prima Parte del racconto è disponibile a questo link.

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Quella sera, come quasi tutte le sere, Laura inforcò la bici e si recò da una famiglia poco distante. Da giovane aveva studiato da infermiera, ma in realtà aveva dovuto adattarsi ad attività diversificate nel settore dell’assistenza sociale, medica e psichiatrica. Con il disfacimento del servizio sanitario pubblico, c’era un disperato bisogno di professionalità come la sua, variegate e interdisciplinari. Il tempo delle iperspecializzazioni era finito, come del resto tutti i settori a tecnologia avanzata, e questo Laura lo capiva bene specialmente ora che neanche il funzionamento di un dispositivo banale come una pompa idraulica era più garantito.

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La polvere in fondo al dirupo (Prima Parte)

Da “Il piede e l’orma” eBook n. 7 ‘Acque’, Pellegrini Editore, gennaio-giugno 2016. Per gentile concessione dell’Editore e dell’amico Alfonso Cardamone.

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Credeva di aver pensato a tutto. Nel suo paziente e operoso percorso verso la resilienza, Gilberto aveva adottato le scelte che apparivano più sensate per la sopravvivenza sua e di Laura, la sua compagna di vita. Con un equilibrato mix di tecnologia e ritorno al passato, aveva col tempo individuato le strategie a suo giudizio ottimali che consentivano loro di far fronte alle conseguenze del crollo di quella che un tempo veniva pomposamente chiamata Civiltà.

Tutto era accaduto in una decina d’anni, facendo avverare la profezia di Seneca (celeberrima a pochi, in quanto disdicevole ai più) “la crescita è lenta, la rovina precipitosa”, che in altri termini sta a significare che quando qualcosa comincia ad andare storto, tutto andrà via via sempre più storto fino ad appalesare che quella che all’inizio sembrava una lieve discesa era in realtà l’anticamera di un dirupo. Le economie in default, i cambiamenti climatici fuori controllo, la deplezione delle risorse energetiche fossili e la limitata diffusione di quelle rinnovabili, gli sconvolgimenti sociali endemici, le migrazioni di massa, tutto aveva contribuito ad innescare una spirale negativa perversa ed inarrestabile che aveva presto messo tristemente la parola fine all’illusorio mito del Progresso umano illimitato. Continua a leggere

Amara terra d’India

“Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio”

Fabrizio De Andrè, Preghiera in gennaio

Questo post è dedicato alle vittime di una tragedia collettiva occultata dai media. Se conoscessi tutti i loro nomi ed avessi delle foto che li ritraggono, insieme a queste righe avrei pubblicato, per preservarne il ricordo ed omaggiarne il sacrificio, un collage alla loro memoria, come fanno i giornali e i loro siti web quando vengono celebrate con titoli a nove colonne le vittime incolpevoli di stragi terroristiche o di incidenti aerei. Ma a differenza di quanto accade con gli eccidi o le disgrazie collettive che insanguinano il ricco occidente, i caduti di cui sto parlando, così distanti in tutto e per tutto dal nauseante chiacchiericcio della politica nostrana raccontata quotidianamente dai Tg, sono morti di nascosto e in silenzio, magari vergognandosene, risultando perciò invisibili e destinati a restare nell’anonimato.

Eppure dovremmo tutti inchinarci di fronte al loro sacrificio. E’ per questo che, volendo tentare di arginare l’oblio a cui queste persone sono condannate anche da morte, sono andato a frugare nel web, riuscendo a trovare il nome di uno di loro in carne ed ossa e una storia da raccontare: il nome è quello di Srikrishna Pandit Agee, 41 anni, agricoltore della regione di Marathwada, nell’India centrale, che in un triste giorno di questo mese di maggio 2016 si è incamminato nei suoi campi devastati dall’arsura e si è impiccato ad un albero. Continua a leggere

Il viaggio della speranza di Matteo Salvini

Narsarsuaq, Groenlandia, novembre 2120. In un austero ufficio del locale Centro accoglienza profughi alcuni uomini con l’aspetto emaciato, stravolti dal lungo viaggio e dalle privazioni subite, sostavano in attesa dell’identificazione e degli adempimenti di rito. In un’altra stanza, donne e bambini ammassati come sardine venivano rifocillati alla meglio dagli agenti della polizia groenlandese. Il responsabile della struttura, il capitano Ulf Olsvig, sbuffando e borbottando entrò nell’ufficio, si sedette alla scrivania e urlò:

“Allora, italiani pizza-e-mandolino, chi è il capo della truppa?”

Un uomo sulla quarantina alzò la mano e nervosamente rispose: “Sono io, capitano! Alla buonora! Finalmente qualcuno si degna di parlare con noi!”

“Stia calmo, per favore! Pensate forse di essere i primi a venire qui in villeggiatura a visitare la terra dei Vichinghi liberata dai ghiacci? Piuttosto, venga, si sieda qui, signor…” Continua a leggere

Una montagna di ragioni per amarla

Questo post è dedicato a mio padre, appassionato escursionista e innamorato della montagna, a un anno dalla morte

Per tutti quelli che abitano il Belpaese la montagna è parte integrante del paesaggio, e spesso è essa stessa il paesaggio. Nell’immaginario collettivo dei nostri avi italici, sia che vivessero nella pianura padana da cui si può ammirare la maestosità dell’arco alpino (visione oggi spesso oscurata dalla cappa di smog), sia che abitassero giù lungo lo Stivale fino alle isole, le vette dei monti rappresentavano la frontiera, un po’ come il far-west dei film americani anni ’60, anche se più a portata di mano. Oggi che gli spostamenti sono resi facili dall’asfalto e dai motori a scoppio (derivato del petrolio il primo, azionati dal petrolio i secondi), quella frontiera è stata raggiunta e oltrepassata più e più volte. Continua a leggere

Sognando un’altra California

Nel corso dei secoli, la Storia ha traghettato da oriente a occidente il cuore della civilizzazione umana: dalla Mesopotamia all’antica Grecia e a Roma, spostandosi poi nell’Europa occidentale e in Gran Bretagna, e giungendo infine in America. Dalla costa atlantica degli Stati Uniti, il fulcro creativo e tecnologico mondiale si è poi spostato nella seconda metà del ‘900 in California. Jacques Attali, nel suo saggio Breve storia del futuro (2006), individua in Los Angeles l’ultimo “cuore” di quello che chiama “l’Ordine mercantile”. Naturalmente, non a caso: è in California che hanno trovato rifugio avventurieri, talenti di varia natura e artisti, è qui che è nata l’industria dell’elettronica e quella del cinema ed è qui che si trovano oggi alcune fra le migliori università al mondo. Il dinamismo e il potenziale di innovazione della Silicon Valley, con la presenza di colossi quali Google, Apple, Microsoft, tanto per citare i più famosi, non hanno paragoni nel mondo.

Il sogno californiano, celebrato da intere generazioni di giovani in tutto il mondo fin dagli anni ’60 (chi non ricorda la celeberrima Hotel California degli Eagles?), è però ora seriamente minacciato dalle retroazioni della crescita economica che ha costruito e contribuito a diffondere sul pianeta: i cambiamenti climatici rischiano infatti di trasformare quello che è stato un paradiso temperato unico nel variegato panorama dei climi americani – generalmente piuttosto ostili – in un soffocante arido deserto. La California sta soffrendo da alcuni anni una siccità senza precedenti, accentuatasi oltremisura negli ultimi mesi. In primavera la Sierra Nevada, solitamente ricoperta di un metro di neve, era già all’asciutto; le riserve idriche si sono quindi assottigliate sempre di più e con l’arrivo di questa torrida estate, per limitare l’evaporazione della poca preziosa acqua rimasta, si è arrivati al punto di decidere di ricoprire i bacini con milioni di palline di plastica galleggianti (rimedio dettato evidentemente più che altro dalla disperazione). Le autorità dello Stato sono state costrette a misure draconiane di razionamento dell’acqua allo scopo di fronteggiare la drammatica crisi dell’intero settore agroindustriale (in California si produce quasi la metà della frutta e degli ortaggi consumati in tutti gli USA) e di limitare il progressivo abbassamento delle falde acquifere. Per di più, come se non bastasse, alla fine di luglio la California è stata devastata da una impressionante serie di vasti incendi boschivi, costringendo le autorità a dichiarare lo stato di emergenza.

I benestanti, si sa, non risentono degli sconvolgimenti climatici tanto quanto i poveri. La ricca California, seppure pesantemente affetta dalla siccità, non ha certo registrato le migliaia di morti provocate dalle ondate di calore dei mesi scorsi in India e Pakistan. E tuttavia, qualche dubbio sulla sostenibilità della way of life californiana deve essersi insinuato fra gli abitanti della West Coast. Deve apparire sempre più evidente che i lussureggianti giardini delle ville dei ricchi californiani, i verdeggianti campi da golf in mezzo al deserto, gli sfarzi dei divi di Hollywood, fino allo smodato uso dell’automobile nelle megalopoli come Los Angeles, devono essere radicalmente ripensati per far posto a stili di vita decisamente più sobri. Lo stesso Governatore Jerry Brown, Democratico, che con i suoi 77 anni non è certo il candidato migliore a diventare il paladino mondiale della lotta ai cambiamenti climatici, ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni significative, impensabili fino a poco fa per un leader politico di un Paese che ha costruito le sue fortune sulla mitizzazione dell’arricchimento individuale e sullo sfruttamento senza limiti delle fonti fossili. Egli ha sottolineato la necessità di uno stile di vita “più frugale” ed ha paragonato la Terra ad una navicella spaziale dove tutto deve essere riciclato e riusato.

Non deve essersi trattato di affermazioni estemporanee, giacché alcuni giorni fa il Governatore ha solennemente dichiarato, supportato da chiare evidenze scientifiche, che la California sta senza alcun dubbio soffrendo le conseguenze del cambiamento climatico, sotto forma di più elevate temperature e di una siccità devastante, invitando i negazionisti e gli scettici, tuttora prevalenti nelle file dei Repubblicani, ad unirsi agli sforzi per combattere il Climate Change. Brown ha poi deciso di porre il suo Stato in prima linea fra le comunità mondiali nel contrasto ai cambiamenti climatici, ed ha annunciato l’obiettivo ambizioso di una riduzione dell’80% delle emissioni climalteranti al 2050 rispetto ai livelli del 1990.

Come è da attendersi, non assistiamo ancora ad una decisa inversione di rotta, e le ombre nel nuovo corso della politica californiana sono ancora molte, a cominciare dal mancato freno all’industria estrattiva, che continua pressoché indisturbata a trivellare il sottosuolo con il fracking consumando preziosa acqua e inquinando le falde già sofferenti. E tuttavia, è lecito nutrire la speranza che la California possa meritare di restare ancora il cuore della civiltà mondiale riuscendo a trainare gli USA e tutto il mondo ancora riluttante verso i profondi cambiamenti del modello economico necessari a far sì che la navicella Terra non naufraghi miseramente nel vuoto cosmico.

Se riuscirà in questa impresa, gli storici potranno un giorno dire che mai nessuna siccità come quella di questi anni in California fu così provvidenziale per il genere umano…