Perché è la gente che fa la Storia

“La Storia siamo noi, nessuno si senta offeso

siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo

la Storia siamo noi, attenzione,

nessuno si senta escluso. 

La Storia siamo noi

siamo noi queste onde nel mare

questo rumore che rompe il silenzio

questo silenzio così duro da raccontare”

Immagini della Climate March, 27-29 novembre 2015

(credit: 350.org) Continua a leggere

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Salvate il soldato Rubisco

Spesso mi ritrovo a pensare a come dovevano apparire i luoghi consueti dove si svolgono le nostre vite cento, mille anni fa o qualche era geologica fa. Mi piace immaginare il paesaggio incorrotto, la vegetazione lussureggiante e il crogiolo di specie viventi che si contendevano i raggi del sole e condividevano l’acqua, il suolo e le altre risorse. Poi mi desto, mi guardo intorno, osservo il brulicante viavai delle auto, l’asfalto che ricopre le strade, il cemento dei palazzi, e penso all’immensità del tempo che è stato necessario a quella vegetazione e ai milioni di tonnellate di materia organica prodotta sulla Terra per trasformarsi nelle risorse fossili – petrolio, gas, carbone – che oggi rendono possibili le nostre vite artificiali e frenetiche. Continua a leggere

E il Galletti cantò

Chiedereste al vostro commercialista come differenziare i rifiuti, quale sistema di riscaldamento domestico impiegare, come rendere più verde il vostro giardino o cosa fare per ridurre l’inquinamento generato dai vostri spostamenti? Ovviamente no, e se lo faceste credo che l’interessato nutrirebbe seri dubbi sulla vostra salute mentale. Nel qual caso dovreste però rassicurarlo, ricordandogli che in Italia la carica politica investita dell’autorità di governare i drammatici problemi ambientali di cui soffre il nostro Paese è, giustappunto, un commercialista.

Stiamo parlando dell’On. Gian Luca Galletti (non scrivete Gianluca tutt’attaccato, ché potrebbe arrabbiarsi), Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo Renzi, ex UdC, considerato uomo di Pierferdy Casini, bolognese come lui. Va bè, ma che c’è di male se un Dottore-Commercialista-e-Revisore-Ufficiale-dei-Conti si occupa di ambiente? In principio nulla, ma ci si aspetterebbe almeno che nel suo curriculum si trovino quantomeno indizi che indichino che costui abbia qualche competenza in materia, o che vanti una particolare sensibilità per i temi ambientali. E invece niente: la lettura del profilo del Ministro riportata nel sito MinAmbiente non lascia alcuna speranza su questo, nulla di nulla nel suo passato di peone che profumi almeno lontanamente di natura. Quel posto Galletti l’ha ottenuto sulla base del Manuale Cencelli per evidenti ragioni di equilibri politici, e poi perché nessun ministro di spessore doveva far ombra a Renzi, meno che mai un potenziale rompiscatole come magari sarebbe stato qualche esponente della galassia ambientalista. Continua a leggere

Chi d’inerzia ferisce…

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“Inertia”, scultura sottomarina dell’artista Jason deCaires Taylor

La classica immagine del treno senza macchinista in folle corsa prossimo a schiantarsi sul fianco di una montagna occupa sempre più di frequente i miei inquieti pensieri. La civiltà umana continua a correre senza pensare dove si sta dirigendo e senza chiedersi perché e cosa la fa correre. A tutti i livelli, da quello della psicologia dei singoli a quello delle dinamiche che guidano le collettività, sembra che cambiare traiettoria sia pressoché impossibile, e che la forza d’inerzia che ci spinge come degli automi a ripetere pedissequamente le solite azioni e a pensare secondo i soliti cliché sia incontrastabile. Per di più, i vincoli posti dai sistemi complessi come quelli che l’umanità ha costruito nei secoli sembrano non lasciare spazio a tentativi di autoriforma radicale. Anche coloro che bramano il cambiamento e osservano con speranza le evoluzioni positive in atto nella società sono spesso portati a ricredersi quando allargano lo sguardo ai sistemi planetari e constatano, esaminando i grandi numeri, l’esasperante lentezza con cui certi trend si fanno strada. Continua a leggere

Se l’aria fosse un farmaco

Facciamo finta – ma poi neanche tanto – che l’aria che respiriamo sia un farmaco da somministrarsi per via inalatoria (lo chiameremo appunto ARIA®), ed analizziamone la composizione quali-quantitativa stabilita al momento dell’Autorizzazione all’immissione in commercio, che possiamo datare all’anno 1780 (vedremo più avanti il perché di questa data; in realtà il prodotto veniva usato già da molti millenni prima di allora). Limitiamoci per semplicità a considerare i quattro componenti più abbondanti del medicinale: Continua a leggere