Bye bye brum brum

Quel giorno di ottobre del 2024 nel quale la World Climate Authority (WCA) diede inizio alla sua prima seduta plenaria ad oltranza negli uffici del Segretariato dell’ex IPCC a Ginevra, una cappa densa e opprimente avvolgeva l’aria, mentre i miasmi fetidi che emanavano dalle sponde del Lago Lemano ormai anossico – il cui livello era sceso di due metri rispetto alla media degli ultimi 50 anni – spalmavano una spessa coltre nauseabonda sulla città. La penuria di energia idroelettrica causata dalla prolungata siccità aveva finanche costretto le autorità ginevrine a spegnere il celebre Jet d’eau, simbolo della città svizzera.

Nei due anni precedenti, la sequenza di avvenimenti nella politica internazionale aveva subito un’accelerazione pari a quella con cui stava mutando il clima del pianeta. Dopo l’estate 2022, la prima in cui l’Oceano Artico era divenuto completamente privo di ghiacci, erano seguiti due inverni incredibilmente miti a tal punto che, fra lo sbigottimento degli scienziati, l’estensione e lo spessore del ghiaccio riformatosi nella calotta polare furono ridotti ai minimi termini, fino a che la fragile coltre ghiacciata non resistette alle temperature della primavera 2024, che aveva tutte le sembianze di un’estate. Continua a leggere

Non sparate sul negazionista

Di quante legioni dispongono oggi i negazionisti del cambiamento climatico? Quanto hanno inciso avvenimenti recenti quali l’enciclica papale Laudato Si’, l’eco mediatica della Conferenza di Parigi, o la notizia che il 2015 è stato (con largo margine) l’anno più caldo da quando si effettuano le misurazioni, sulla pervicacia dei negazionisti nel negare l’innegabile?

Beninteso, non stiamo parlando della casalinga di Voghera o dell’imbianchino di Canicattì, i quali non possono non essere un po’ confusi sull’argomento quando la fonte primaria di informazione è costituita dai tiggì della TV di stato o delle reti commerciali. Continua a leggere