La buccia della Terra (Epilogo)

Il panorama immobile dominato dal verde scuro dei boschi, appena increspato dalla rifrazione della radiazione solare che cadeva in picchiata dalla sommità del cielo, aiutò Katrin a riflettere in quella torrida giornata di luglio, facendole dimenticare per un po’ gli acciacchi dell’età.

Seduta sulla sua sedia a dondolo di vimini, si stava chiedendo per quale misteriosa ragione in quei settant’anni trascorsi dalla fulminea apparizione della sfera d’argento non era mai stata assalita dal dubbio che le cose potessero andare in maniera diversa da come poi effettivamente andarono. Chi più chi meno, tutti gli abitanti delle due comunità, che col tempo si amalgamarono miracolosamente dando vita ad un raro esempio di melting pot riuscito, dovettero in cuor loro ad un certo punto ammettere che i consigli dispensati quel giorno dall’emissario di Superbrain furono dettati da pragmatico, saggio raziocinio. Ma il dubbio aveva periodicamente roso la mente di ognuno di loro ogni qualvolta si dovettero confrontare con le sempre più frequenti bizzarrie del clima o con la penuria di risorse di vario genere da cui erano di tanto in tanto afflitti. In quei frangenti immancabilmente riaffiorava l’indole predatrice della specie umana, che si sovrappone in maniera inconsapevole e quasi impalpabile all’istinto di sopravvivenza. E allora, di bocca in bocca si propagavano i soliti logori ritornelli che lamentavano l’impossibilità di convivere armoniosamente con una natura che si voleva ad ogni costo ridipingere matrigna. Continua a leggere

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La buccia della Terra (Fotoni)

La presenza umana, seppure estremamente contenuta, era quasi d’intralcio ad Anchorage. Le strade della città pullulavano di robot di ogni foggia e dimensione; fra di essi, molti androidi, perlopiù con avvenenti fattezze femminili, dichiaratamente messi lì per rendere l’ambiente urbano più umanizzato e gradevole alla vista.

Grazie alla presenza della gigantesca server farm – alias Superbrain – cresciuta a dismisura nei cento anni precedenti, il capoluogo dell’Alaska era divenuto un centro nevralgico per la civiltà dei Siliron, crocevia delle competenze tecniche ed informatiche più avanzate. Le infrastrutture elettroniche, i server, i cavi, le connessioni e l’infinità di diavolerie che avevano contribuito a creare quel mostruoso cervello che tutto conosceva e tutto (o quasi) poteva, necessitavano di manutenzione continua, possibile solo con sforzi immani e immani risorse. Continua a leggere