Pensare localmente, inquinare globalmente

C’era una volta un tempo in cui parlare di ambiente era bello, ed era anche molto trendy. Lo ricordo bene quel periodo, a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90, quando da giovane mi avvicinavo con candore alla politica convinto di portare una ventata d’aria nuova nelle fumose e opache stanze dell’amministrazione comunale della mia città (di lì a poco sarebbe arrivata Tangentopoli). In quelle stanze e fra la gente parlavamo di temi come le pedonalizzazioni e la mobilità urbana, l’inquinamento dell’aria e dei corsi d’acqua, i parchi urbani, la raccolta differenziata dei rifiuti, il no al nucleare, alla cementificazione, alla caccia, eccetera. Era il periodo in cui l’Italia, insieme al benessere gonfiato dalla corruzione imperante e dal debito pubblico ma comunque sempre più diffuso, scopriva finalmente i guasti di una crescita industriale caotica e incontrollata. In quegli anni, gli anni rampanti della ‘Milano da bere’ di craxiana memoria, fu istituito il Ministero dell’Ambiente ed entrarono in vigore le prime significative norme per la lotta all’inquinamento, la gestione dei rifiuti e la tutela del paesaggio. Continua a leggere

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INDC (Importa Niente Del Clima?)

Quasi tutti gli studenti hanno diligentemente svolto i compiti a casa; non sembrano per la verità molto preoccupati del voto che riceveranno, anche perché il professore che li ha assegnati non è affatto severo, anzi sembra più un arbitro che un insegnante, e per di più non sarà lui a mettere i voti e a determinare la promozione o la bocciatura a fine anno, bensì i futuri alunni della scuola. Il tema da sviluppare, inoltre, era piuttosto vago e dava agli svogliati studenti ampia libertà di impostare lo svolgimento secondo i gusti di ciascuno, incoraggiando una prosa accattivante ma vacua e consentendo persino che si truccassero un po’ le carte allo scopo di fare bella figura sui lettori.

Stiamo parlando, come avrete capito, di una classe decisamente fuori dal normale, dove il professore si chiama UNFCCC (la Convenzione dell’ONU sui cambiamento climatici), gli studenti sono “le Parti”, cioè le nazioni, e il compito assegnato è l’INDC, che sta per Intended Nationally Determined Contribution, ovvero l’insieme delle misure che, in vista dell’ormai imminente Conferenza di Parigi, gli stati intendono volontariamente adottare per mitigare i cambiamenti climatici e contenere l’aumento della temperatura entro 2°C. Continua a leggere

Scenari petroliferi ‘for dummies’

Non viene ricordato mai abbastanza che l’ingrediente fondamentale che ha reso possibile lo sviluppo dell’economia e il nostro benessere è la disponibilità di energia abbondante a basso costo. Senza il carbone prima, il petrolio e il gas dopo, il mondo non sarebbe neanche lontanamente quello che oggi è, nel bene e nel male. Chi scrive si batte per l’avvento di una nuova civilizzazione che abbandoni l’uso delle fonti fossili per i motivi che tutti sappiamo, riscaldamento globale in primis. E tuttavia, in un’economia globalizzata e intimamente interconnessa, ciò non può avvenire dall’oggi al domani, anche se lo volessimo tutti. I dati relativi ai consumi energetici mondiali suddivisi fra le varie fonti indicano che l’attuale sistema economico si regge ancora per l’80% sui combustibili fossili, primo fra tutti il petrolio. La tanto decantata impetuosa crescita delle fonti rinnovabili di questi anni, sebbene molto rilevante in termini relativi, si è tradotta purtroppo in un incremento di pochi punti percentuali in valore assoluto: dunque per rimpiazzare almeno in gran parte le fonti fossili potranno volerci nella migliore delle ipotesi non meno di venti-trenta anni.

Diventa così fondamentale analizzare gli scenari prossimi venturi relativi alla disponibilità e al costo del petrolio. Sono consapevole che la questione è tremendamente complessa e ardua da districare, e tuttavia, a beneficio dei profani fra i quali mi annovero anch’io, vorrei provare a semplificare elencando schematicamente una serie di fatti e tendenze che sembrano remare tutti nella stessa direzione, facendo univocamente presagire tempi duri per l’industria petrolifera e per tutti noi nella misura in cui continueremo ad essere dipendenti dai suoi prodotti. Continua a leggere

Lettera a una sindacalista

Gentile Sig.ra Camusso,

Scrivo a lei quale leader del più grande sindacato italiano, convinto del ruolo insostituibile della sua organizzazione nella tutela dei diritti dei lavoratori e nel promuovere i valori di equità e giustizia sociale, troppo spesso messi brutalmente in discussione dai poteri forti dell’economia e della finanza. Le scrivo da privato cittadino senza etichette né bandiere, certo di interpretare l’opinione di tante donne e uomini che hanno a cuore il futuro dei nostri giovani e dei loro figli, messo a repentaglio forse mai come ora nella storia da minacce globali da far tremare i polsi.

Il 2015, anche grazie al messaggio dirompente dell’enciclica papale Laudato Si’, potrebbe essere ricordato come l’anno in cui la consapevolezza degli immani rischi legati ai cambiamenti climatici ha raggiunto una vasta fetta dell’opinione pubblica in tutto il mondo. In Italia, il caldo soffocante della torrida estate appena terminata, la crescente siccità e la violenza degli eventi temporaleschi che hanno colpito molte regioni del Paese hanno fornito una chiara anticipazione degli scenari a cui stiamo andando rapidamente incontro a causa dell’impatto delle emissioni di gas serra nell’atmosfera conseguenti alla crescita impetuosa dell’economia globale avvenuta in particolare dal dopoguerra in avanti.

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