La buccia della Terra (Elettroni)

La prima fabbrica di moduli fotovoltaici interamente automatizzata ed alimentata a sua volta da un vasto parco fotovoltaico posto nelle vicinanze era entrata in esercizio nel deserto dell’Arizona pochi anni prima.

L’automazione, naturalmente, non si limitava alla fase strettamente produttiva come nei vecchi stabilimenti dell’inizio del ventunesimo secolo di cui gli umani andavano orgogliosi, ma si estendeva alla totalità dei settori aziendali, compreso il top management: a intervalli regolari tutti i parametri dei processi in corso venivano inviati a Superbrain, che li analizzava e restituiva prontamente il suo feedback con gli algoritmi per ottimizzare le procedure e le singole fasi di produzione. A quella fabbrica ne seguirono molte altre sparse per il Nordamerica, l’Europa e la Cina, tutte ugualmente efficienti e tecnologicamente perfette.

Non di solo metallo vivevano infatti i Siliron, ma di un immenso, continuo, incessante flusso di elettroni che con la loro energia alimentavano insaziabili apparati digerenti virtuali e nutrivano quei metabolismi incorruttibili. Il tramonto dell’era dei combustibili fossili (ormai impiegati solo per produrre plastiche speciali) e l’avvento delle energie rinnovabili elettriche avevano molti anni addietro accompagnato e per certi versi favorito lo sviluppo della robotica, della meccatronica e dell’intelligenza artificiale, che rimasero a conti fatti gli unici settori della conoscenza umana a compiere passi da gigante in un contesto mondiale segnato dagli scricchiolii sempre più sinistri dell’economia globalizzata, dal depauperamento delle risorse naturali e dagli sconvolgimenti climatici indotti dalle attività antropiche.

Man mano che, dopo poco tempo dalla sua formale consacrazione quale nuova era geologica, l’Antropocene cedeva il passo a qualcosa di completamente diverso sotto il peso dell’insostenibilità della traiettoria intrapresa dal genere umano, la pervasiva diffusione di ogni tipo di automi, sempre più versatili, efficienti e soprattutto sempre più dannatamente intelligenti, marchiò in maniera indelebile gli anni a partire dal 2030. Mentre tutto si andava lentamente disfacendo e le risorse necessarie a fronteggiare le continue emergenze poco alla volta venivano meno, i centri di ricerca sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie dell’automazione, seppure ridotti in numero, continuavano ad essere sovvenzionati e a sfornare senza sosta idee e prodotti rivoluzionari da far girare la testa, con risultati inimmaginabili fino a poco prima. La spinta decisiva verso lo sviluppo di questi settori venne, neanche a dirlo, dalle prospettive di immani guadagni garantiti dalle loro innumerevoli, fantastiche applicazioni in tutti i settori dell’economia, incluso quello dei servizi alla persona.

Sebbene il mondo si andasse sempre più divaricando fra una minoranza di persone abbienti e una maggioranza di disperati senza reddito espulsi dal mondo del lavoro proprio a causa delle nuove tecnologie, i benefici e l’agio garantiti alle élites da una varietà di robot tuttofare obbedienti e finanche prodighi di paradisiaci piaceri sessuali si rivelarono una molla irresistibile che continuò a trainare quei settori di punta a dispetto del dramma che si andava consumando fra gli altri comuni mortali sparsi sul pianeta.

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La buccia della Terra è disponibile in formato eBook e in versione cartacea. E’ possibile acquistarlo da questa pagina del sito IlMioLibro.it. La sinossi e le recensioni sono state pubblicate sulla pagina dedicata del blog.

Il Prologo del racconto è disponibile a questo link. Clicca qui per leggere il primo capitolo (Ferro).

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