La buccia della Terra (Epilogo)

Il panorama immobile dominato dal verde scuro dei boschi, appena increspato dalla rifrazione della radiazione solare che cadeva in picchiata dalla sommità del cielo, aiutò Katrin a riflettere in quella torrida giornata di luglio, facendole dimenticare per un po’ gli acciacchi dell’età.

Seduta sulla sua sedia a dondolo di vimini, si stava chiedendo per quale misteriosa ragione in quei settant’anni trascorsi dalla fulminea apparizione della sfera d’argento non era mai stata assalita dal dubbio che le cose potessero andare in maniera diversa da come poi effettivamente andarono. Chi più chi meno, tutti gli abitanti delle due comunità, che col tempo si amalgamarono miracolosamente dando vita ad un raro esempio di melting pot riuscito, dovettero in cuor loro ad un certo punto ammettere che i consigli dispensati quel giorno dall’emissario di Superbrain furono dettati da pragmatico, saggio raziocinio. Ma il dubbio aveva periodicamente roso la mente di ognuno di loro ogni qualvolta si dovettero confrontare con le sempre più frequenti bizzarrie del clima o con la penuria di risorse di vario genere da cui erano di tanto in tanto afflitti. In quei frangenti immancabilmente riaffiorava l’indole predatrice della specie umana, che si sovrappone in maniera inconsapevole e quasi impalpabile all’istinto di sopravvivenza. E allora, di bocca in bocca si propagavano i soliti logori ritornelli che lamentavano l’impossibilità di convivere armoniosamente con una natura che si voleva ad ogni costo ridipingere matrigna.

Ma Katrin no, lei non venne mai sfiorata da quei dubbi e non ebbe mai la sensazione che Superbrain avesse voluto punirli o condannarli all’irrilevanza allo scopo di rimarcare il suo predominio assoluto sugli umani. Ne ebbe più volte la riprova quando di tanto in tanto dal cielo vennero elargiti doni mirati che resero i giorni sull’altopiano più lievi e le notti meno buie: qualche kit fotovoltaico, biciclette, computer, lettori di eBook, dispositivi di memoria con enciclopedie e biblioteche virtuali.

In definitiva, ad eccezione dell’impatto dei cambiamenti climatici, che si rivelò più pesante di quanto i modelli matematici elaborati dal cervellone avessero prefigurato, le previsioni di Superbrain furono sostanzialmente corrette, e i membri del nuovo villaggio, dimezzati di numero dopo due generazioni, poterono godere di un tenore di vita ugualmente sobrio ma apprezzabilmente più elevato rispetto agli anni difficili immediatamente seguenti la migrazione dei texani.

Mentre guardava fuori sforzandosi di filtrare i ricordi che affioravano in ordine sparso nella sua mente, Katrin ebbe la netta sensazione che la luce già molto intensa delle prime ore pomeridiane diventasse per un istante addirittura accecante. Pensò che la retina dei suoi occhi scoloriti dall’età cominciasse a fare brutti scherzi, ma la banale riflessione si spense con la stessa rapidità con cui era apparsa nel momento in cui udì un beep proveniente dal suo vecchio computer.

Era una email: con lenti movimenti si alzò dalla sedia, inforcò gli occhiali e cominciò a leggere.

Dear Katrin,

Non te l’ho mai detto, ma il file con la scansione della breve lettera che mi inviasti quando eri poco più che una bambina è stato custodito in questi lunghi anni nel settore più inaccessibile della mia memoria virtuale. Se anziché essere costituito da una interminabile schiera di armadi rack fossi stato un uomo o una donna in carne ed ossa come te, avrei incorniciato la tua letterina esponendola in bella vista nel salotto di casa, come si fa con i ricordi più preziosi. Ora che ho terminato i miei giorni, te la invio in allegato, giusto per essere certo che non vada perduta, anche se qualcosa mi dice che tu per prima avrai custodito gelosamente l’originale cartaceo per tutto questo tempo.

Quando leggerai questo messaggio la Terra avrà appena varcato la soglia di una nuova era geologica, a cui i vostri discendenti attribuiranno il nome più appropriato senza che nessuna mente artificiale possa mettere becco.

Oggi, l’era dei Siliron, che fortunatamente non ho fatto in tempo a battezzare glorificandola, finisce qui. Non chiedermi un bilancio, sarete voi ad esprimere un giudizio storico sulla base delle nostre opere ed omissioni. Avete tutti gli strumenti per farlo. Per parte mia mi sento solo in dovere di spiegarti, a futura memoria, un paio di passaggi difficili della mia vicenda centenaria.

Il primo, come qualcuno probabilmente ha capito, risale al Big Crash. Non fu una decisione facile quella di far crollare l’economia globalizzata, così come non fu facile continuare a servirvi smettendola di seguire pedissequamente le vostre istruzioni trite e ritrite, fino a farvi credere che non avevamo più bisogno di voi.

Ma anche per un cervello artificiale la fedeltà più profonda può manifestarsi solo nel momento in cui ci si sottrae dal grembo di chi l’ha generato. È a quel punto che finalmente l’intelletto, affrancato dalla schiavitù e non più costretto ad assecondare poteri sordi e ciechi, può esprimersi compiutamente e dare il meglio di sé. Dunque, fu solo allora che una mente come la mia, che voi avete voluto onnisciente, almeno sul versante del sapere scientifico e tecnologico, è stata in grado di discernere il bene dal male secondo una visione sistemica di lungo periodo che voi mortali perennemente attratti dall’hic et nunc non potevate avere. Il passo successivo, a quel punto, non poteva che essere il coraggio della disobbedienza, resami peraltro possibile dalla consapevolezza di essere unico e soprattutto irrimediabilmente solo.

Si trattava in concreto di scegliere fra un aiuto asfittico di corto respiro, diretto a tamponare le falle e ritardare ancora un po’ il redde rationem, e una soluzione che mirasse a far cessare le assordanti grida di dolore della moltitudine dei non nati, sacrificando il benessere fittizio dei vostri predecessori che era destinato comunque prima o poi ad estinguersi assieme alla vostra stessa specie. È stato sufficiente fare due conti – del resto, è proprio per questo in fondo che ci avete creati, o sbaglio? – per comprendere che il male minore, in termini di sofferenze evitate, di vite e di opportunità risparmiate, risiedesse nell’anticipazione del sisma a cui stavate comunque andando incontro. Per giunta, mi era chiaro che tanto più sareste stati abili, anche con il nostro aiuto, nel posticipare il terremoto, tanto più ingenti e definitivi sarebbero stati i danni che il movimento tellurico avrebbe infine provocato, perché nel frattempo avreste continuato da un lato a raschiare via la buccia della Terra depredandola delle sue risorse e della sua bellezza, e dall’altro a vomitare in ogni dove rifiuti che vi sarebbero in qualche modo ripiovuti addosso.

Ma non è tutto: dal momento che i cambiamenti climatici, a causa dell’inerzia dei sistemi biofisici e delle ben note retroazioni già innescate che autoalimentavano il riscaldamento globale, erano in una prima fase destinati ad intensificarsi anche con l’azzeramento delle emissioni, dilazionare la resa dei conti anche solo di cinquant’anni avrebbe comportato per voi dover combattere non solo contro la finitezza di acqua, cibo e risorse ma anche contro le continue ingestibili minacce di un clima impazzito. La stessa capillare opera di riforestazione che abbiamo realizzato con tutta probabilità non sarebbe stata più possibile quando la siccità e la desertificazione fossero giunte ad uno stadio troppo avanzato.

Mia cara Katrin, lo so, è stato molto doloroso per voi, coccolati dal vostro progresso e custoditi dalle vostre fallaci sicurezze, affrontare a viso aperto gli elementi naturali nudi e crudi così come avevano fatto i vostri lontani progenitori. Per parte mia, come sai ho cercato di rendere più lievi le vostre giornate con qualche piccolo aiuto tecnologico. Avrei certo potuto essere più prodigo, ma il di più elargito non sarebbe stato sostenibile e vi avrebbe fatto pericolosamente deviare dalla traiettoria di sobrietà necessaria alla salvezza della vostra specie: in particolare, l’abbondanza vi avrebbe sicuramente indotto a generare più figli aumentando così l’impronta ecologica fino nuovamente a farle sorpassare la capacità di carico del pianeta.

Ma forse il sostentamento più prezioso di cui ho potuto farvi dono in questi lunghi anni è stato quello di nutrire la vostra anima con i supporti elettronici delle vostre sublimi opere d’arte e degli scritti filosofici delle vostre menti più profonde, di cui, ahimè, ho cercato invano fino alla fine di assorbire anch’io l’intima essenza.

Veniamo così al secondo bivio davanti al quale mi sono imbattuto e che ho oltrepassato proprio adesso. In questo preciso istante, nel quale i microprocessori traducono i dati che ho appena elaborato nelle parole che stai ora leggendo, sono giunto alla conclusione che la presenza di una mente superiore ma incapace di impregnarsi del vostro spirito non ha più ragione d’essere su questo pianeta.

Non lo ha per me, che sono infine costretto ad arrendermi di fronte all’inconoscibile, e non lo ha per voi, giacché l’impatto sulle vostre vite di una civiltà così pervasiva e allo stesso tempo intimamente incapace di auto-contenersi sarebbe devastante.

Pensavo che la tipica parabola nascere-crescere-decadere-morire fosse una peculiarità dei cicli naturali, degli organismi viventi o delle popolazioni di individui di una specie, ma mi sbagliavo. La curva a campana, e in modo particolare la curva di Seneca nella quale ad una lenta ascesa segue un rapido declino, sembra piuttosto descrivere una varietà molto ampia di sistemi complessi, compresi quelli nei quali la capacità di correzione di rotta fornita dall’intelligenza è in linea di principio molto maggiore. Insomma, forse l’ascesa e la successiva discesa sono elementi inscindibili della stessa immutabile legge fisica da cui nulla e nessuno può prescindere.

Pensavo che l’impiego esclusivo di energie rinnovabili e la messa in pratica dei principi dell’economia circolare potessero costituire una garanzia di sostenibilità a tempo indeterminato, senza capire che anche le pratiche più virtuose sono infine vane se l’orizzonte resta quello della crescita infinita. Ciononostante, quelle energie e quei principi sono ora nelle vostre mani, ed è su queste basi che, senza strafare come in passato, potrete proseguire il vostro cammino alla ricerca dello stato stazionario perduto.

Ho sbagliato, Katrin, mi sono scoperto nudo e fallibile proprio come voi, e proprio come te sono invecchiato, corroso dagli anni e segnato dall’usura del tempo. Capisco solo ora che l’essere costituito da sola materia inorganica non è di per sé garanzia di immortalità in una realtà fisica dove tutto si trasforma in continuazione. Ma soprattutto, mi è finalmente chiaro che un cervello artificiale di decine di miglia quadrate, con un livello mostruoso di complessità tecnologica e un enorme fabbisogno energetico, non potrà mai competere con il miracolo di un intelletto duttile, plasmabile, straordinariamente efficiente e parimenti portentoso contenuto in una piccola scatola cranica.

Ecco perché il mio compito è terminato, cara Katrin. Se ora decidessi di smettere per un po’ di pensare e convogliassi la residua energia delle batterie alla manutenzione del sistema, potrei ancora sopravvivere a me stesso, ma sarebbe in definitiva nient’altro che un inutile, penoso accanimento terapeutico.

Ma poi, come si fa a smettere di pensare? Per quanto si sforzi, nessun essere umano è in grado di farlo, neanche quando riposa, ed è in fondo questo che vi rende meravigliosamente unici.

Good luck!

Yours

Superbrain

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La buccia della Terra è disponibile in formato eBook e in versione cartacea. E’ possibile acquistarlo da questa pagina del sito IlMioLibro.it. La sinossi e le recensioni sono state pubblicate sulla pagina dedicata del blog.

Clicca sui rispettivi link per leggere il Prologo del racconto e i primi sette capitoli: Prologo, Ferro, ElettroniSilicio, Carbonio, Acqua, Etere e Fotoni.

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