La buccia della Terra (Etere)

Per Dolores il jazz era come una droga. Era da quando aveva otto anni che i neuroni della sua corteccia cerebrale si inebriavano delle armoniose dissonanze e dei ritmi incalzanti che nessun altro genere musicale sa offrire. Quando chiudeva gli occhi e con le sue cuffie ascoltava i grandi classici del bebop o gli elaborati riarrangiamenti degli standard più celebri, era come se si tuffasse in un etereo universo parallelo, una sorta di paradiso ante litteram che escludeva tutto e tutti dalla sua sfera sensoriale. Continua a leggere

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La buccia della Terra (Acqua)

La fila indiana si snodava sinuosa lungo i tornanti dell’ampio sentiero che conduceva all’altopiano.

«Papà, maledizione, questo sole brucia, altre due ore così e resterò ustionata!» esclamò Katrin ansimando. «Aspettatemi, almeno, perché andate così forte?» soggiunse mentre allungava il passo per cercare di raggiungere i genitori.

«Forza, signorina, siamo quasi arrivati! E smettila di lamentarti, hai dodici anni, e poi, non sei contenta di prendere la tintarella?» la incoraggiò il padre. «Ok, prendi questo, ti proteggerà!», aggiunse poi, lanciandole il suo cappello texano da cowboy. Continua a leggere

La buccia della Terra (Carbonio)

Piantare alberi era un gioco da ragazzi per i robot giardinieri. Come in una catena di montaggio, le unità specializzate eseguivano a ritmo serrato le varie fasi dell’operazione, dallo scavo delle buche alla ricopertura e compattamento del terreno attorno ai virgulti, avanzando con sicurezza sulle loro estremità cingolate. Alle spalle degli automi, il paesaggio brullo e sterile, punteggiato qua e là da sterpaglie rinsecchite, lasciava il posto ad un giovane, rado boschetto che si apprestava a diventare un’ariosa foresta assetata di anidride carbonica. Continua a leggere

La buccia della Terra (Silicio)

Ad Alex piaceva molto provocare EdYrr con domande maliziose o quesiti di impossibile risoluzione. A dispetto dei suoi quindici anni, era un ragazzo molto sveglio; del resto, era figlio di due ingegneri del Massachusetts Institute of Technology, per un verso il top della mente tecnologica umana e per l’altro quanto di più affine potesse esserci con la poderosa intelligenza artificiale dei Siliron. Crescendo in quell’ambiente, era naturale che EdYrr divenisse il migliore amico di Alex, dapprima compagno di giochi – e che giochi! – e poi onnisciente tutor. Continua a leggere

La buccia della Terra (Elettroni)

La prima fabbrica di moduli fotovoltaici interamente automatizzata ed alimentata a sua volta da un vasto parco fotovoltaico posto nelle vicinanze era entrata in esercizio nel deserto dell’Arizona pochi anni prima.

L’automazione, naturalmente, non si limitava alla fase strettamente produttiva come nei vecchi stabilimenti dell’inizio del ventunesimo secolo di cui gli umani andavano orgogliosi, ma si estendeva alla totalità dei settori aziendali, compreso il top management: a intervalli regolari tutti i parametri dei processi in corso venivano inviati a Superbrain, che li analizzava e restituiva prontamente il suo feedback con gli algoritmi per ottimizzare le procedure e le singole fasi di produzione. A quella fabbrica ne seguirono molte altre sparse per il Nordamerica, l’Europa e la Cina, tutte ugualmente efficienti e tecnologicamente perfette. Continua a leggere

La buccia della Terra (Ferro)

Alle prime luci dell’alba, migliaia di automi invasero le strade di Detroit pattinando sicuri sulle loro rotelle basculanti. Incuranti del paesaggio post-apocalittico che si spalancava dinanzi ai loro occhi laser, i robot si diressero speditamente verso il luogo di raccolta. Da quando i suoi abitanti umani erano fuggiti via in cerca di cibo e risorse, la città deserta era avvolta dal silenzio, rotto di tanto in tanto dal cigolio degli infissi arrugginiti sbattuti dal vento, dallo squittire di roditori affamati o dal miagolio sinistro di gatti rinselvatichiti dall’aspetto spettrale. Ad un osservatore immaginario, l’ingresso dei robot in città avrebbe potuto richiamare alla mente le truppe trionfatrici di guerre passate nell’atto di prendere simbolicamente possesso di un centro nevralgico del territorio conteso. Ma non c’erano bandiere sventolanti né grida di giubilo ad attendere i robot quella mattina, e la quiete surreale dominante era solo leggermente scalfita da quella inedita invasione. Continua a leggere

La buccia della Terra (Prologo)

“Da qui, messere, si domina la valle

ciò che si vede, è.

Ma se l’imago è scarna al vostro occhio

scendiamo a rimirarla da più in basso

e planeremo in un galoppo alato

entro il cratere ove gorgoglia il tempo”

In volo, Banco del Mutuo Soccorso

Se è vero che tutto ciò che si vede, e quindi è, è già stato detto, scritto e raccontato, tanto vale avventurarsi nelle terre ancora non del tutto esplorate del non è, o del non è ancora, o finanche del non sarà mai. Perché anche se alcune tessere del puzzle del futuro possono già essere facilmente incasellate, l’immagine femminea che apparirà quando il sarà potrà essere declinato al presente e il tempo cesserà di gorgogliare è oggi irrimediabilmente scarna, se non del tutto indecifrabile.

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Pianta che ti passa

Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso.

(Confucio)

Il divario abissale che separa l’immensità dei problemi dell’ambiente globale dalla capacità dei singoli di incidere su di essi è in grado di annichilire gli sforzi di ciascuno, demotivando finanche le persone più consapevoli e più inclini a non arrendersi di fronte alle minacce che incombono sul genere umano. Cosa possono realisticamente sperare di ottenere il predicamento e le azioni concrete di alcune centinaia di migliaia di donne e di uomini di buona volontà in tutto il mondo di fronte alla micidiale spinta distruttiva di sette miliardi di individui, mossi per la maggior parte da un irrefrenabile desiderio di migliorare i propri standard di vita attraverso il consumo di beni e risorse? Non è un po’ come pretendere di contenere l’innalzamento del livello dei mari rimuovendo l’acqua con dei secchi?  Continua a leggere

Doppio brodo Terra

Terroristi islamici, emulatori di terroristi islamici, squilibrati, deviati, disadattati, emarginati, violenti qualunque di mezza tacca. E poi, dittatori democraticamente eletti, apprendisti dittatori camuffati da aspiranti presidenti USA, disunioni europee nel pieno di una crisi di nervi. C’è di tutto e di più nella cronaca di questa bollente estate duemilasedici d.C., nella quale in particolare il susseguirsi incessante di avvenimenti segnati dal dramma e dal dolore lascia attoniti e senza respiro. Ammesso che possa essere di aiuto individuare un’idea, un concetto che funga da comune denominatore di eventi tanto diversi, il termine che viene alla mente è ebollizione. Continua a leggere

Fiamme bituminose

L’inferno sulla terra. Proprio come ci si immagina che sia. Come altro si può definire un vasto, possente e indomabile incendio alimentato da forti venti e sostenuto da temperature fino a 32°C in un’area del pianeta dove normalmente in questo periodo dell’anno il termometro è ancora spesso e volentieri sotto lo zero?

Benvenuti all’inferno, o se preferite alle prove generali del futuro prossimo venturo (più prossimo che venturo, per come la vedo io), in cui uno dei protagonisti indiscussi e incontrastati sarà il fuoco. Benvenuti a Fort McMurray, nella provincia dell’Alberta, in Canada, moderno agglomerato urbano circondato da immense distese di foreste di conifere, ai margini di un’area caratterizzata, almeno fino ad ora, da un clima sub-artico. Continua a leggere