Doppio brodo Terra

Terroristi islamici, emulatori di terroristi islamici, squilibrati, deviati, disadattati, emarginati, violenti qualunque di mezza tacca. E poi, dittatori democraticamente eletti, apprendisti dittatori camuffati da aspiranti presidenti USA, disunioni europee nel pieno di una crisi di nervi. C’è di tutto e di più nella cronaca di questa bollente estate duemilasedici d.C., nella quale in particolare il susseguirsi incessante di avvenimenti segnati dal dramma e dal dolore lascia attoniti e senza respiro. Ammesso che possa essere di aiuto individuare un’idea, un concetto che funga da comune denominatore di eventi tanto diversi, il termine che viene alla mente è ebollizione. Le nostre società in preda a mille problemi che si accavallano, si intrecciano, si acuiscono, si cronicizzano, si stanno trasformando neanche troppo lentamente in un melmoso brodo in ebollizione, nel quale il venir meno di stabili punti di riferimento ideologici e morali allenta ogni sorta di collante in grado di contenere le spinte centrifughe che emergono a ogni pié sospinto. Sembra come se, a tutti i livelli, uno dei quattro stati della materia, quello solido, caratterizzato da legami intermolecolari forti e stabili, stia rapidamente perdendo consistenza a vantaggio degli altri tre, il plasma, il liquido e il gassoso, in cui i legami gradualmente si indeboliscono fino a scomparire con il passaggio allo stato aeriforme, lasciando il posto alla violenza delle collisioni fra le molecole, a sua volta proporzionale al calore della fiamma accesa sotto la pentola. Tutto è in movimento, tutto è in agitazione e in trasformazione, ed i passaggi di stato a cui inconsapevolmente assistiamo – da solido a liquido (fusione) e da liquido a gassoso (ebollizione, appunto) – sono solo quelli che determinano un aumento del disordine complessivo del sistema (leggasi entropia) e parallelamente una pericolosa diminuzione della sua governabilità.

Dietro ai fatti di sangue delle ultime settimane – Orlando, Nizza, il fallito golpe in Turchia, Monaco, solo per citare quelli di serie A, che hanno avuto più eco – si cela la maionese impazzita della globalizzazione, con i suoi corollari di disparità intollerabili, squilibri economici, conflitti per l’accesso alle risorse, folli desideri di cieca vendetta ammantata di integralismi religiosi o di integralismi anti-integralisti. Se qualcuno pensava di poter allegramente spalancare le porte al commercio internazionale di energia fossile e merci e nel contempo barricare le porte ai destabilizzanti flussi migratori si è ormai dovuto ricredere, scoprendo i deflagranti effetti collaterali di uno sproporzionato aumento della ricchezza di pochi a danno di tutti gli altri. In un mondo in caotica trasformazione contraddistinto dall’overshoot ecologico, pensare di tenere indefinitamente separati la tranquilla opulenza del mondo ricco dalle miserie e dalle inquietudini della popolazione del resto del mondo in rapida crescita è un po’ come pretendere che il dado aggiunto al brodo in ebollizione vìoli le leggi della fisica andando ad insaporire il piatto di alcuni dei commensali lasciando dell’insipida acqua calda a tutti gli altri. E invece, non solo il rimescolamento è alla lunga inevitabile, ma la società liquida di cui parlano i sociologi, alla quale stavamo appena iniziando ad abituarci, sta già raggiungendo il punto di ebollizione, cosa che purtroppo non lascia presagire un futuro migliore.

Del resto, è illusorio pensare che su un pianeta che si scalda i suoi ospiti più agitati, che già tanto hanno fatto per renderlo invivibile, tendano a calmarsi. Per inciso, il nesso statistico fra ondate di calore e aumento dei tassi di violenza sembra scientificamente dimostrato, e probabilmente non è un caso che la notte di disordini e scontri che ha colpito Londra pochi giorni fa sia seguita al giorno più caldo dell’anno, con temperature record per la metropoli britannica.

Ma non sono solo gli uomini (e primi fra tutti i giovani, come abbiamo visto) ad andare metaforicamente in ebollizione. Un pianeta che si scalda per effetto delle emissioni incontrollate di gas serra in atmosfera è un pianeta nel quale reazioni chimiche e passaggi di stato che convertono solidi in fluidi e liquidi in gas la fanno da padrona, per un verso con la trasformazione del carbonio organico dei combustibili fossili e della biomassa vegetale in composti gassosi, e per l’altro con la fusione dei ghiacci e il conseguente aumento del livello dei mari. Possiamo dire in qualche modo che i due processi, entrambi irreversibili, consegneranno alle future generazioni un ambiente dominato dagli stati fluidi della materia.

Torniamo ora alla parola chiave di questo post, ebollizione, perché è proprio con questo termine che è stato descritto un’inquietante fenomeno collegato ai cambiamenti climatici osservato nell’isola di Belyy, nel nord della Siberia: numerose zolle di terreno di consistenza insolitamente elastica nascondono al loro interno delle vere e proprie bolle di gas (metano e CO2) che tende a sprigionarsi in atmosfera, verosimilmente a causa dello scongelamento dello strato di permafrost causato dalle temperature abnormemente elevate registrate nell’Artico da molti mesi a questa parte. Il timore, come spiegato in un precedente post, è che molte gigatonnellate di gas serra possano in questo modo andare ad aggiungersi alle emissioni generate dall’uomo amplificandone gli effetti nefasti sul clima.

Insomma, sia la natura che gli uomini sembrano ribollire in questa bollente estate 2016: quanto agli ultimi, l’ebollizione avviene proprio quando sarebbe necessaria tanta calma e tanto sangue freddo per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. A forza di cuocere, il brodo primordiale che alcuni miliardi di anni fa ha dato origine alla vita sulla Terra si è tramutato in un nuovo temibile doppio brodo, un oscuro concentrato ad elevato tasso entropico di passioni e tossine che rischia di avvelenarci anziché nutrirci.

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