Il bacillo s’è desto

Avete presente l’immagine fiabesca della slitta di Babbo Natale con i regali per i bambini trainata dalle renne volanti? Bene, dimenticatela. Nell’era dei cambiamenti climatici che galoppano più velocemente delle stesse renne, i simpatici cervidi non portano regali ai bambini bensì malattie mortali. Siete scioccati da un’affermazione così sconvolgente? Lo sarete ancora di più ora che vi svelo il nome di questa malattia: antrace.

Ok, lo ammetto, ho usato toni forti per tenere desta l’attenzione. Parlare di renne killer può far ritenere che stia esagerando. E’ possibile. Fino a un certo punto, però, perché il bimbo morto c’è scappato davvero, poverino, e proprio a causa delle incolpevoli renne, vittime anch’esse di questa vicenda che ha dell’incredibile.

Siamo nella penisola di Yamal, nell’estremo nord della Siberia, al di là del Circolo Polare Artico. Denis, 12 anni, membro di una famiglia di pastori di renne nomadi, è morto sabato 30 luglio per una forma virulenta intestinale di antrace, contratto a quanto pare per aver ingerito carne di renna infetta. Altri otto casi confermati di antrace sono stati riportati dalle autorità locali, e più di 70 persone sono in ospedale sotto stretta osservazione. Quanto alle renne, si stima che almeno 2000 esemplari siano morti avvelenati dall’antrace, e il loro numero aumenta col passare dei giorni. Nel tentativo di impedire la propagazione dell’infezione, le autorità russe hanno dichiarato lo stato di emergenza e hanno messo in quarantena tutti coloro sospettati di essere stati contagiati. Sono persino intervenute le unità militari specializzate in guerra batteriologica, che stanno provvedendo ad incenerire ad alte temperature le carcasse delle renne morte.

La maggior parte di noi associa l’antrace al bioterrorismo: le spore del batterio dell’antrace, Bacillus anthracis, producono infatti effetti letali se inalate. Molti ricorderanno gli attacchi all’antrace contenuto in tracce all’interno di lettere recapitate a una serie di uomini politici e giornalisti negli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Le lettere con le spore mortali, spedite da un untore squilibrato che finì col suicidarsi, provocarono la morte di 5 persone e l’avvelenamento di altre 17. In realtà l’antrace, prima di essere un potentissimo agente di guerra batteriologica, è stata una delle più importanti malattie infettive dell’antichità, manifestandosi come patologia endemica in animali erbivori quali pecore, bovini, cavalli e, appunto, renne. L’infezione può essere trasmessa all’uomo per esposizione a tessuti di animali infetti, ingestione di cibo contaminato o inalazione di spore.

Nel caso in questione, non è chiaro da dove si sia propagato il contagio: forse da una carcassa di renna morta nella tundra siberiana molti anni fa, o forse da resti umani sepolti in un cimitero locale in modo non convenzionale. Fatto sta che l’ultima epidemia di antrace nella Siberia occidentale risale al 1941, e che l’infezione era stata ritenuta definitivamente debellata nella regione già dal 1968. Ma le spore dormienti erano ancora lì, da qualche parte, e come zombie si sono ora ridestate e, trasportate dal vento, hanno ripreso ad uccidere a mani basse. Ad ogni modo, quale che sia la specifica origine della propagazione del contagio, non è certo un caso che l’antrace sia ricomparso in Siberia proprio ora dopo 75 anni. In questo 2016 che è destinato a battere ancora una volta il record della temperatura globale più alta mai registrata, il caldo anomalo (ma ha ancora senso usare questo aggettivo?) alimentato da due secoli di emissioni antropogeniche di gas serra si è fatto sentire eccome nelle zone artiche, e la penisola di Yamal non ha fatto eccezione, con picchi prolungati di 30-35°C fatti registrare nel corso di questa estate. Dunque, con gli strati superficiali di permafrost che scongelano, anche le spore di antrace come chissà di quali altri bacilli contenuti nel suolo hanno ripreso vita e ora vagano minacciosi svolazzando nella tundra una volta perennemente ghiacciata.

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Anomalie di temperatura dal 19 luglio al 2 agosto 2016. La penisola di Yamal è cerchiata in blu.

 

Accadono cose strane e inquietanti in un pianeta sempre più caldo, e la lista delle minacce apportate dai cambiamenti climatici si allunga ogni giorno di più. Le modalità con cui il global warming impatta e impatterà sulle nostre vite sono le più svariate e imprevedibili, e siamo probabilmente ancora ben lontani dal conoscerle tutte. La realtà è che ci stiamo incamminando a passi da gigante verso l’ignoto, alla faccia del tanto sbandierato principio di precauzione. Ci preoccupiamo di fare gli stress test alle banche per ridurre al minimo il rischio di crisi finanziarie sistemiche, ma non abbiamo alcuna remora a porre in atto il folle esperimento diretto a vedere che effetto fa su sette miliardi e mezzo di esseri umani vivere in un pianeta che si scalda. Ecco perché dobbiamo agire, qui ed ora, per porre un freno alle emissioni climalteranti che stanno rendendo irriconoscibili gli habitat che hanno permesso lo sviluppo della civilizzazione umana sulla Terra.

E se poi le renne di Babbo Natale dovessero venire sterminate dall’antrace, cosa diremmo ai nostri bambini?

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