Il viaggio della speranza di Matteo Salvini

Narsarsuaq, Groenlandia, novembre 2120. In un austero ufficio del locale Centro accoglienza profughi alcuni uomini con l’aspetto emaciato, stravolti dal lungo viaggio e dalle privazioni subite, sostavano in attesa dell’identificazione e degli adempimenti di rito. In un’altra stanza, donne e bambini ammassati come sardine venivano rifocillati alla meglio dagli agenti della polizia groenlandese. Il responsabile della struttura, il capitano Ulf Olsvig, sbuffando e borbottando entrò nell’ufficio, si sedette alla scrivania e urlò:

“Allora, italiani pizza-e-mandolino, chi è il capo della truppa?”

Un uomo sulla quarantina alzò la mano e nervosamente rispose: “Sono io, capitano! Alla buonora! Finalmente qualcuno si degna di parlare con noi!”

“Stia calmo, per favore! Pensate forse di essere i primi a venire qui in villeggiatura a visitare la terra dei Vichinghi liberata dai ghiacci? Piuttosto, venga, si sieda qui, signor…” Continua a leggere

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