Parole, opere ed emissioni

A beneficio di tutti coloro che non hanno potuto partecipare all’evento, pubblico (con alcuni ritocchi) la mia introduzione all’incontro-dibattito “Un futuro a emissioni zero per Frosinone” che si è tenuto lo scorso 5 maggio in vista delle prossime elezioni comunali.

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Una settimana fa sul quotidiano britannico The Guardian è stato pubblicato un editoriale dal titolo “il global warming è un crimine contro l’umanità”. Un’affermazione forte, che personalmente sottoscrivo in pieno. L’articolo in realtà va anche oltre, sostenendo che “non c’è un crimine più grande contro l’umanità della distruzione sistematica delle condizioni che rendono possibile la vita umana”.

Ignorare gli allarmi che vengono dalla comunità scientifica o peggio sostenere tesi antiscientifiche negando l’origine antropica dei cambiamenti climatici oggi non solo non è più possibile, ma è in qualche modo esso stesso un crimine se a farlo è chi riveste una carica pubblica ed ha la responsabilità di prendere decisioni politiche che potrebbero pregiudicare in un modo o nell’altro la salute del pianeta che stiamo consegnando ai nostri figli.

Questa è la premessa di questo incontro, questo è ciò che ci ha spinto ad organizzarlo. E’ evidente che il contributo che una città come Frosinone può dare alla risoluzione del global warming così come di altri problemi globali che ci affliggono è quantitativamente insignificante, tuttavia è altrettanto evidente che minacce di un tale calibro non si sventano senza il contributo di tutti, e se qualcuno si tira fuori per miopi calcoli politici o per semplice ignoranza – mi riferisco ovviamente a Trump – vorrà semplicemente dire che tutti gli altri dovranno moltiplicare gli sforzi pena il fallimento dell’obiettivo.

Fare la propria parte come comunità per mitigare i cambiamenti climatici è dunque la prima ragione che rende quanto mai desiderabile e ineludibile l’obiettivo delle emissioni zero per la nostra città, o se preferite l’obiettivo della neutralità di carbonio, considerando sia quanto emesso che quanto assorbito dalla vegetazione. Ma per Frosinone c’è un altro motivo che deve farci lavorare in questa direzione, ed è il grave problema dell’inquinamento atmosferico da polveri sottili che tutti qui conosciamo. Problema giustamente sentito, anche se ancora non abbastanza, perché impatta in modo pesante sulla salute. E allora se riuscissimo a limitare fino ad azzerare i processi di combustione, dei combustibili fossili come delle biomasse, potremo insieme contenere le emissioni di gas serra e migliorare la qualità dell’aria. Quindi direi che Frosinone ha una ragione in più per impegnarsi in questo senso.

Cosa fare, dove agire, questo lo vedremo nel corso dell’incontro, ascolteremo il contributo competente di Sergio Ferraris e le proposte e gli impegni dei candidati alla carica di sindaco. Certamente sono le istituzioni nazionali e quelle sovranazionali a giocare il ruolo decisivo nelle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e nel favorire la transizione energetica. Su questo i Comuni, primi interlocutori del popolo inquinato, possono fare la loro parte fungendo da pungolo verso la politica ai livelli superiori.

Poi però ci sono le scelte demandate alle competenze degli amministratori locali. I settori interessati da interventi organici per la riduzione delle emissioni nocive sono molteplici. Mobilità urbana, politiche del verde urbano, edilizia sia pubblica che privata, rifiuti, energia: c’è di tutto e ce n’è per tutti. Personalmente, vorrei che la si smettesse di piagnucolare sulla mancanza di fondi per realizzare questo o quel progetto. L’epoca nella quale un’amministrazione locale passa alla storia per le opere pubbliche che ha edificato, o per la quantità di suoli che ha cementificato o asfaltato, è finita per sempre. Ci sono molte cose che si possono fare, molte cattive pratiche che si possono scoraggiare o impedire agendo per il bene della collettività senza spendere un euro. Ci vuole, questo sì, coraggio e lungimiranza, cose di cui spesso gli amministratori locali difettano perché il loro orizzonte è quello della prossima scadenza elettorale. Faccio un esempio a questo riguardo: per incentivare la mobilità dolce, l’uso delle due ruote, il ritornello che si ripete ad ogni campagna elettorale, ma anche nelle discussioni da bar, è che ci vorrebbero le piste ciclabili. Niente piste ciclabili, niente biciclette. Ma dove sta scritto che le strade in città devono essere appannaggio esclusivo delle auto e che chi va in bici deve percorrere una pista ciclabile? E allora se vogliamo davvero invogliare la gente ad andare in bici o a piedi, non possiamo farci scudo della mancanza di fondi per costruire piste ciclabili o nuove arterie dove convogliare la circolazione, basta limitare il traffico veicolare nelle strade che già abbiamo.

Si dirà, ma così la gente ci si rivolterà contro e nessuno ci voterà più. E qui si inserisce un altro tema che mi sta a cuore, che è la promozione di stili di vita sobri ed ecosostenibili, che è qualcosa che un’amministrazione illuminata potrebbe fare con iniziative culturali e di divulgazione che aiutino i cittadini a comprendere che senza la collaborazione e qualche volta il sacrificio dei singoli gli sforzi del Comune rischiano di essere vani. Senza dimenticare che ciò che all’inizio può sembrare un sacrificio dopo un po’ potrà diventare qualcosa a cui non potremo rinunciare. Pedonalizzare una strada o un centro storico nell’immediato può disturbare le nostre abitudini, ma quando scopriremo che liberare le strade dalle auto significa non solo respirare, ma vivere davvero la città, perfino riscoprire quel senso di comunità che troppo spesso abbiamo perso, allora non torneremo facilmente indietro.

Chiudo con un ultimo tema che mi sta a cuore. Parlavo all’inizio dei cambiamenti climatici e degli impegni della comunità internazionale per la loro mitigazione attraverso politiche di riduzione drastica delle emissioni. Dobbiamo però sapere che al punto in cui siamo in una certa misura le modificazioni del clima sono inevitabili, del resto esse sono già in atto, come ognuno di noi sperimenta continuamente. Ma oltre al clima, in uno scenario globale in cui il raggiungimento dei limiti dello sviluppo – preconizzati dagli scienziati del Club di Roma 45 anni fa – farà sentire sempre di più i suoi effetti, molte altre variabili sono destinate ad imprimere il loro marchio in un futuro più o meno prossimo. E’ bene quindi essere preparati ad affrontare situazioni difficili che potrebbero verificarsi come conseguenza di penuria di risorse (anche alimentari), siccità, intensificazione di fenomeni migratori, scarsità di fonti di energia, crisi del commercio internazionale, eccetera. In una parola, dovremmo imparare ad essere resilienti, capaci cioè di assorbire gli shock e di cavarcela il più possibile da soli. Per fare questo è necessario costruire una città sempre più collaborativa, solidale, inclusiva; una città in cui si pratichi la condivisione diffusa e si moltiplichino gli scambi di merci e di servizi a corto raggio, in cui gli agricoltori, allevatori, artigiani, le piccole imprese locali possano vendere le loro merci nel proprio ambito territoriale senza essere costretti ad esportarle per vedersi magari poi scippare il mercato da nuovi competitors asiatici o da processi di automazione spinta. Un concetto importante a questo riguardo sono le comunità energetiche, nelle quali le fonti pulite e rinnovabili di energia costituiscono il fulcro di un nuovo modello di democrazia energetica equo, partecipativo e resiliente.

Lascio dunque la parola a Sergio Ferraris e a seguire ai candidati a sindaco, che illustreranno i loro programmi in materia ambientale e di lotta all’inquinamento.

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