Felicità rinnovabile

Non amo particolarmente le favole, ma quando una storia ha un lieto fine bisogna raccontarla tutta. Dunque, tre settimane fa vi parlavo dell’odissea capitatami con l’attivazione del mio nuovo impianto fotovoltaico con accumulo. Tre mesi di attesa per un allaccio alla rete. Una roba snervante, ma che ora è alle nostre spalle. Poco dopo aver pubblicato il post, giunge l’agognata notizia: la connessione è fissata per il 6 aprile. L’ingegnere che mi ha assistito nella pratica si affretta a confermare l’appuntamento sul portale.

Il giorno fatidico finalmente arriva, tutti i miei impegni di lavoro possono attendere, la priorità assoluta è far partire l’impianto. Di buon mattino arrivano Marco e Francesco, gli installatori. Si inganna l’attesa con la configurazione degli ottimizzatori, dei dispositivi applicati sul retro di ogni pannello che permettono di aumentare fino al 25% il rendimento dell’impianto, in più monitorando la produzione di ogni singolo modulo, visualizzabile in tempo reale via web per mezzo di un’app. Alle 10:00 suonano al citofono, entra in cortile la Panda di e-distribuzione. Sono elettrizzato, neanche dovessi produrla io l’energia. Il tecnico compila un bel pacco di moduli e ce li fa firmare: è l’ultimo atto della burocrazia rinnovabile che fin qui ha dominato la scena. Finalmente si ripongono i documenti e si apre la cassetta degli attrezzi: il tecnico monta il contatore di produzione ed appone i sigilli, ottemperando diligentemente alle sacre scritture di legge.

È fatta: off-on, si accende la batteria, parte l’inverter. Fuori, il generoso sole di aprile fa quello che ha sempre fatto negli ultimi cinque miliardi di anni. Le celle di silicio sul tetto cominciano ad avvertire un piacevole solletico, e scaricano la corrente continua sul cavo che scende giù. Il dolce ronzio dell’inverter indica che il nutrimento che fluisce al suo interno viene assimilato e metabolizzato a dovere. Ma in quel momento in casa non ci sono né lampadine né elettrodomestici affamati, e dunque il prezioso flusso di elettroni si dirige in batteria, come testimoniato dalla spia ‘charging’ che si accende. Wow, funziona! Alle 12:30 circa la batteria è già al 100%, ormai sazia, e dunque l’inverter può inviare la produzione del campo fotovoltaico alla rete elettrica, portando un po’ di energia pulita nelle case dei vicini, o chissà dove altro. Dopo le foto di rito, Marco e Francesco possono andar via. Una eccitante felicità rinnovabile si impadronisce di me.

Non potevo però immaginare che il picco della felicità non era ancora stato raggiunto: c’era ancora bisogno di un salutare intoppo e di un’inattesa delusione per potermi beare della soddisfazione di aver ridotto l’impronta di carbonio della mia famiglia. La sera, al ritorno dal lavoro, mi fiondo a controllare l’impianto, con mia moglie che mi prende in giro preannunciando di voler piazzare un altare votivo a fianco dell’inverter. Uhm, qualcosa non quadra: è buio, la batteria è ancora al 99%, e la spia ‘discharging’ è spenta. Come è possibile? Eppure ci sono le luci accese, il frigo in funzione… Vincendo la mia indole anti-spreco, accendo un phon, poi il condizionatore. Niente, la batteria resta al 99%. Non scarica. La batteria carica ma non scarica. Ma così non serve a niente!

Tralascio i dettagli delle frenetiche consultazioni via WhatsApp con Marco. L’indomani mattina, dopo aver trasmesso ai tecnici alcuni parametri dell’impianto visualizzati sul display dell’inverter, arriva il verdetto: c’è stato un errore nei collegamenti, bisogna intervenire posando un altro cavo fra il contatore bidirezionale e l’inverter. Supplico Marco, con il quale si era ormai instaurato un dialogo che travalicava i confini di un normale rapporto installatore-cliente, di venire il prima possibile. Quando lo vedo arrivare a casa il mattino dopo, di sabato, assieme a Francesco, avrei voluto abbracciarlo. I due si mettono all’opera: mi spiega Francesco, l’elettricista, che il sensore di corrente, che ‘legge’ i flussi di corrente da e verso il contatore di scambio, era stato posizionato nel punto sbagliato, e non era quindi in grado di inviare il segnale corretto all’inverter affinché potesse ordinare alla batteria di erogare corrente alle utenze domestiche anziché dare priorità al prelievo dalla rete. Mentre parla, mi rendo conto da profano che lo schema elettrico di un impianto fotovoltaico con accumulo non è proprio una robetta banale, e tanto meno lo è nel mio caso, dove c’è un precedente impianto senza accumulo in funzione. Off-on, si spegne tutto, si posa il nuovo cavo, si riposiziona il sensore e si rieffettuano i collegamenti; facendo un po’ di violenza sull’ordine naturale delle cose, mentre il sole picchia alto si simulano le condizioni notturne lasciando spenti i due inverter. Accendo il phon, e voilà, la spia ‘discharging’ si accende: la linfa vitale concentrata nelle celle elettrochimiche al litio fluisce nei capillari di rame che conducono alle prese di corrente di casa. Ora funziona tutto a dovere! Anzi no, non ancora del tutto: mentre effettua le prove, a Francesco si accende la lampadina (stavolta non grazie ai pannelli), e abbozzando uno schema su carta capisce che, semplicemente spostando un collegamento, può fare in modo che la batteria venga caricata dall’intero campo fotovoltaico anziché solo dalla nuova sezione dell’impianto, cosa che all’inizio credevamo non fosse possibile. Il vantaggio che ne risulta non è da poco, perché così la ricarica durante il giorno sarà facilitata anche in condizioni di cielo coperto o in inverno, aumentando ancora di più la percentuale di autoconsumo.

Sono sufficienti alcune verifiche, spegnendo selettivamente l’uno o l’altro degli inverter, per capire che il nuovo schema disegnato da Francesco funziona alla perfezione. Dunque in un paio d’ore i miei amici non solo hanno risolto uno spiacevole inconveniente, ma hanno anche apportato un significativo miglioramento ai flussi dell’impianto. È stato un piacere leggere la soddisfazione negli occhi di Marco e Francesco, due veri professionisti, come è stato bello per me sapere di aver dato loro la possibilità di arricchire le abilità impiantistiche già notevoli di cui disponevano, che potranno ora essere applicate con successo a nuove installazioni.

Come mi sento ora che la favola è finita? Beh, intanto sono felice di aver portato a termine un progetto che è cominciato a balenare nella mia testa quasi un anno fa. Naturalmente, mi considero fortunato per averlo potuto fare. Al tempo stesso, mi rendo conto che felicità è una parola grossa, da usare con molta parsimonia in un mondo che sta franando sotto il peso di una sciagurata quanto autolesionista corsa all’oro che non accenna a fermarsi. Dunque sapere di aver ridotto di un po’ le mie emissioni di gas serra non è certo sufficiente a farmi sentire felice. È solo una goccia nell’oceano, lo so bene. Né tantomeno posso gioire per aver realizzato un investimento con un buon ritorno economico: nessuno può oggi dire se lo sarà, e se mi fossi limitato a valutazioni ragionieristiche quasi certamente avrei accantonato il progetto.

Sono però, questo sì, soddisfatto di aver mostrato che un futuro rinnovabile è possibile, che la democrazia energetica può sbaragliare i poteri forti delle fonti fossili, che dal basso può nascere una spinta in grado di far tremare le rendite di posizione e le oligarchie. Perché le buone pratiche sono contagiose, e la testimonianza fattiva dei singoli vale più di mille articoli e delle prolisse dissertazioni che tengono banco nei convegni fra gli addetti ai lavori.

E poi, quando arriverà il diluvio e i nuovi nati finiranno col maledire la nostra generazione, forse qualcuno dei nostri discendenti ricorderà quegli sciocchi, ingenui sognatori come me che speravano di salvare il mondo installando pannelli solari.

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16 pensieri su “Felicità rinnovabile

  1. Stessa identica storia:
    Inverter Solax
    Batteria LG (garantita 10 anni)
    Anche nel mio caso si tratta di ampliamento,
    Stessa burocrazia.

    Nel mio caso ci siamo accorti che il sensore (comunemente chiamato TA) era mal posizionato appena allacciato l’impianto (L’ingegnere avviatore volle fare la prova)

    Nel mio caso la ditta chi mi ha fornito ed installato il sistema non sapeva che l’inverter potesse assorbire energia anche dalla rete (e dirigerla alla batteria)
    Per cui anche nel mio caso è stata una piacevole scoperta vedere che veniva assorbita anche l’energia dell’impianto vecchio.
    (Ad averlo saputo prima avrei potuto scegliere una batteria + grossa….)

    Mi permetto solo una critica:
    Lo schema di collegamento di questo sistema è ovvio e banale; sbagliare è umano e non critico l’elettricista che mi aveva collegato il TA nel punto sbagliato ma non ditemi che è complesso.

    Io però ho rimasto un problema: il caricabatteria dell’inverter ed il Power Reducer non vanno d’accordo tra loro.

    Una domanta:
    Lei ha testato l’uscita EPS?

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      • E’ normale.
        Quando l’inverter sente la presenza della rete (ENEL) deve sincronizzarsi….
        E’ come ingranare una marcia senza usare la frizione: gli ingranaggi devono andare alla stessa velocità ed essere in fase alla perfezione.

        Noi abbiamo perso il connettore EPS e siamo ancora alla ricerca di un sostituto.

        Di notte il mio inverter entra in azione solo se c’é un carico superiore a circa 100W
        Anche il tuo?

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      • Ci sono 2 buone ragioni:
        1. Le batterie al litio vivono molto più a lungo se non vengono scaricate completamente.
        2. l’inverter Solax ha un interessante funzionalità: nel caso lei assorbisse da ENEL più di 3kW l’inverter preleva energia dalla batteria e ti viene in aiuto.
        Chiaramente per poter esercitare questa funzione è necessario che la batteria conservi una riserva.
        In questi casi, una volta rientrato il picco di consumo, se non c’é sole l’inverter assorbirà energia dalla rete (ENEL) per riportare la batteria alla soglia.

        P.S. La soglia è impostabile e 20% é il valore di fabbrica.
        Avendo un automobile elettrica che in fase di carica assorbe 3,2kW ho alzato un po’ la soglia per tenermi una riserva maggiore.

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  2. Scusate, mi sembra di avere capito che disponendo di un impianto di produzione incentivato, sono consentite eventuali modifiche di schema che non dovrebbero modificare il profilo di carico dell’impianto. Se addirittura prelevo energia dalla rete (cioè dal nodo rete/utenza/inverter dell’impianto preesistente incentivato) per caricare la batteria, il profilo di carico risulta fortemente modificato. E’ consentito smettere di regalare al GSE la produzione in eccesso dell’impianto incentivato esistente?
    Mauro potrebbe indicarmi dove trovo lo schema Solax e le caratteristiche dell’inverter?
    Personalmente penso che l’introduzione di questo accumulo residenziale sia una cosa giustificata dallo scellerato meccanismo dello scambio sul posto: come al solito aiutati che Dio ti aiuta. Da un punto di vista fisico mandare ad accumulo energia che potrebbe andare direttamente al consumo degli utenti vicini è delittuoso. L’accumulo dovrebbe essere centralizzato nella cabina BT per supportare sia la funzione di stoccaggio privato di energia (con un sistema di gestione net metering) sia tutti gli altri servizi di rete che la normativa impone a chi installa una batteria.
    Il pagamento di un contributo equo per lo stoccaggio dell’energia eviterebbe stupide complicazioni dell’impianto delle case di civile abitazione mentre consentirebbe un uso razionale dell’accumulo per tutte le funzioni che interessano la rete di distribuzione.
    Ma l’Enel preferisce vendere frigoriferi e boiler, sostituire contatori e fregarsene della rete che ha la responsabilità di gestire.

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    • Quoto soprattutto “mandare ad accumulo energia che potrebbe andare direttamente al consumo degli utenti vicini è delittuoso”
      Secondo me bisognerebbe prima di tutto lavorare sui carichi, accendere e spegnere in base alle condizioni della rete e non ai miei comodi.
      (L’attuale situazione mi incentiva a far lavorare lavatrice e lavastoviglie di giorno.)

      L’installazione di un accumulo puo essere fatta in tanti modi, ho visto tante soluzioni tecniche e ce ne sono per tutte le esigenze, naturalmente la convenienza è da valutare.
      Se hai già un impianto non penso che la soluzione usata da e stefanoceccarelli sia l’ottimale comuque riporto il link al manuale richiesto:
      http://www.italsolsrl.it/wp-content/uploads/2016/05/Manuale-Utente-Inverter-X-Hybrid-V2-0-ITA.pdf

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  3. Ancora una domanda per Mauro:”il caricabatteria dell’inverter ed il Power Reducer non vanno d’accordo tra loro.” Potrebbe chiarire?
    Grazie

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    • Provo a chiarire:
      Il caricabatterie ed il power reducer fanno essenzialmente la stessa cosa: misurano il passaggio di energia dal punto di interfaccia con ENEL e se sto cedendo energia ne dirottano la quota in eccesso verso la batteria (il primo) o verso un carico resistivo (il power reducer); se invece sto acquistando energia diminuiscono il consumo e nel caso del caricabatteria possono invertire il flusso.

      Esempio pratico.
      Al mattino sorge il sole, il caricabatteria è più sensibile/veloce del Power reducer quindi inizia ad assorbire…
      Finché la batteria non è carica al 100% il power reducer non lavora (ed il riscaldamento di casa resta spento)
      Verso mezzogiorno la batteria è carica, il caricabatteria non può fare più nulla; l’impianto FV sta immettendo in rete 2kW il Power Reducer assorbe tutto quello che può… Cioè solo 1kW; il resto va ad ENEL.
      Verso sera l’energia prodotta dal FV diminuisce ma Solax è più veloce/sensibile ed appena vede arrivare qualche Watt da ENEL il solax mi rilascia l’energia dalla batteria fino a scarica completa.

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  4. Grazie Mauro per l’attenzione e per la tempestiva replica.
    E’ tutto esattamente come pensavo. Resta il dubbio sulla liceità, in base alle direttive di sua maestà il GSE, di mandare ad accumulo energia prodotta dall’impianto incentivato che viene così sottratta al ladrocinio dello scambio sul posto.
    Ho dato un’occhiata al manuale dell’inverter Solax, ho visto che ha la batteria è collegata sul lato corrente continua. Non trovo chiaro il ciclo di carica della batteria (è descritto come carica a corrente costante mentre la carica è ovviamente condizionata dalla disponibilità di energia cioè dal tracker del fotovoltaico e dal prelievo dell’utenza). Inoltre a prima vista non ho trovato il dato di rendimento del ciclo di lavoro della batteria.
    Ho un impianto fotovoltaico del quale una parte (2,8 kW) è in secondo conto energia ed una parte (1,3 kW) in terzo conto. Non ho impianto di accumulo per diverse ragioni, la prima delle quali è che sono terrorizzato dall’idea di affrontare il burosauro e buttare soldi finanziando soggetti privati (consulenti, progettisti del nulla, installatori più o meno competenti) e pubblici (Enel, GSE e tutto il codazzo che pascola nel sistema energetico del Paese). Poi perché credo che dovrei installare l’accumulo sul lato corrente continua dell’inverter (in pratica sostituire l’inverter che funziona benissimo) e questo provocherebbe un sensibile abbattimento nella misura dell’energia prodotta e perciò dell’incentivo. Infine per le ragioni fisiche che ho accennato in precedenti commenti.
    L’impianto è architettonicamente integrato per cui ho acquistato un certo numero di pannelli di scorta che attualmente utilizzo in modo rozzo alimentando direttamente in dc il boiler per l’acqua sanitaria. Ho in mente di installare un boiler a pompa di calore e per questo sto pensando ad un impiantino off grid dedicato.
    grazie ancora per l’attenzione e grazie al blog che ci ha ospitato.
    Rosari Malvè

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    • L’inverter SOLAX scambia energia con la batteria ma quando la riprende e la butta in rete passa sempre dai contatori della gestapo.
      GSE & Comagni pensano che questo riduca i picchi, invece li aumenta (ma quì ci sarebbe da fare un’altro tema).

      Per il rendimento si parla di 90% (verosimile)
      La carica è chiaramente legata alla disponibilità, è in corrente continua come per tutti gli accumulatori elettrochimici ma la corrente non è costante.

      Se qualcuno è interessato posso inviarvi i grafici via e.mail.
      Se non volete pubblicare il vostro indirizzo potete usare questo modulo:
      http://vaconline.altervista.org/Mail/CreaMail.php

      I pannelli FV usati male si invecchiano più in fretta.
      Ti do ragione a non voler installare l’accumulo, tuttavia esistono soluzioni tecnicamente indolore: la batteria con il suo caricabatteria viene collocata tra i pannelli e l’inverter per cui non dovrai comunicare nulla al GSE.
      Il risultato finale sarà che durante le ore diurne una parte dell’energia non arriverà all’inverter e durante la notte l’inverter sentirà energia dalle stringhe in cui lui crede ancora esserci i pannelli.
      Mi aspetto che questa soluzione sia più costosa ed energeticamente meno efficiente.

      Io fossi in lei valuterei di aspettare la fine degli incentivi, poi aspetterei ancora un po’… Normalmente gli inverter non durano 30 anni, quando si rompe lo sostituisci con uno che gestisce lo storage.

      Per scaldare l’acqua il solare termico è più efficiente. (a patto di avere distanze brevi)

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  5. Buongiorno Stefano, complimenti per la prosa ispirata e per l’evidente sensibilità ambientalistica, mi dispiace di inserirmi con tanto ritardo in questa chat, ma l’ho letta solo ora….semplicemente per consigliarti di valutare l’istallazione di una turbina microeolica, se sei in un sito sufficientemente ventoso il beneficio che apporterebbe al sistema sarebbe superiore a qualsiasi aspettativa. Infatti la produzione eolica avviene anche in orario notturno e serve tantissimo a sostenere la carica delle batterie proprio quando ci sono i maggiori carichi! Si è vero sto tirando acqua al mio mulino perchè sono un produttore di microturbine eoliche, non credo di poter fare il nome della mia azienda, ti dirò solo che siamo gli unici sul mercato ad avere una turbina a doppio profilo alare brevettata e certificata, se ti interessa ci troverai facilmente. xx

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    • Gentile Marco, credo molto nelle potenzialità dell’eolico, purtroppo spesso oggetto di opposizioni anacronistiche anche da parte di chi si definisce ambientalista. Ti auguro quindi il massimo successo con la tua azienda. Purtroppo dove vivo io la ventosità è molto bassa (è un fondo valle) e quindi ciò che mi proponi non avrebbe molto senso. Grazie per il tuo interesse verso il blog. Cari saluti.

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