Il superfreddo di SuperQuark

Egregio Professor Alessandro Barbero,

Non ho saputo resistere alla tentazione di scriverle dopo aver visto la puntata del 30 agosto di SuperQuark. Le pillole di Storia che lei sapientemente dispensa nella sua rubrica “Dietro le quinte della Storia” sono per me l’appuntamento più atteso del programma: il modo gentile e colloquiale con cui lei racconta gli avvenimenti minori e le curiosità del passato mi ha sempre attratto. Sprofondato nella poltrona di pelle rossa, con il suo sorriso sincero e quel gesticolare ampio e variegato accompagnato da continui movimenti del capo, lei riesce a rendere accattivante ogni racconto delle vicende dei nostri avi calamitando l’attenzione dei telespettatori. Insomma, dico davvero, lei mi è simpatico, professore!

Immagino che per un accademico come lei, abituato ad insegnare la Storia con la S maiuscola a dei giovani studenti universitari, deve essere stato esaltante poter parlare ad una platea così vasta come quella di Rai 1 in prima serata. E poi, SuperQuark non è certo un programma qualunque: SuperQuark è il campione incontrastato della divulgazione scientifica nella TV pubblica, mica come quegli sfigati di Scala Mercalli o Ambiente Italia appena espulsi dal palinsesto Rai. Vuole mettere il fascino che esercita un programma che spazia dagli astri alla medicina, dall’archeologia alla natura, dove si narrano le mirabolanti conquiste della scienza e della tecnologia, con l’effetto deprimente suscitato dai servizi dei due programmi testé cassati dove non si fa altro che lamentare lo stato pietoso in cui versa l’ambiente nostrano e quello globale? E poi, diamine, ci vuole un po’ di obiettività, non si possono mandare in onda trasmissioni a senso unico e inutilmente catastrofiste come quella di un meteorologo fissato con i cambiamenti climatici!

Bisogna dire che in quanto a obiettività ed equidistanza Piero Angela è un maestro: ad esempio, per restare alla puntata del 30 agosto, nell’introdurre un documentario naturalistico della BBC sulla minaccia di estinzione che grava sui tre quarti dei carnivori del pianeta, ha pensato bene di sottolineare che a questo riguardo “da tempo c’è stata un’inversione di tendenza”. In realtà, se si eccettua la parte del filmato in cui si parlava dell’aumento della popolazione di tigri indiane (ovviamente confinate in qualche parco nazionale), non vi era traccia di un tale ottimismo nel documentario, ma tant’è, ci vuole equilibrio, non possiamo certo far andare di traverso la cena ai telespettatori! Che dire poi del servizio successivo, dove con un mirabile esercizio di cerchiobottismo si mettono a confronto le ragioni del pessimismo con quelle dell’ottimismo sullo stato dell’ambiente globale? Dove queste ultime risiederebbero ad esempio nel fatto che “in tutti i paesi più avanzati le foreste sono tornate a crescere da decenni sottraendo CO2 dall’atmosfera” e la fauna “è sempre più abbondante”. Ci sarebbero in verità due piccoli, trascurabili dettagli: ci si è dimenticati di sottolineare che la CO2 in realtà continua ad aumentare a ritmi mai osservati finora, e che l’unica fauna che aumenta a livello globale è quella addomesticata dall’uomo…

E ancora, nello stesso servizio, nel parlare dei cambiamenti climatici del passato, viene finalmente detto che “il clima sta di nuovo tornando a cambiare, probabilmente per colpa nostra”, dove quel ‘probabilmente’ ha l’evidente scopo di mitigare l’impatto dell’affermazione. Peccato che l’IPCC, ovvero il massimo organismo scientifico in materia, nel suo più recente rapporto, riguardo alle cause antropiche del riscaldamento in atto usa il termine “extremely likely”, che è molto di più di “probabilmente”. Ma per gli autori di SuperQuark la neutralità del messaggio (o forse la capacità di anestetizzare le coscienze del pubblico televisivo) è talvolta più importante del rigore scientifico, e chissenefrega se così facendo si insinuano pericolosi dubbi nella mente degli ignari telespettatori sul ruolo giocato dalle attività umane nel determinare i cambiamenti climatici.

Potrei andare avanti citando il servizio successivo nel quale gli autori si pongono la cruciale domanda “il mondo potrà mai andare a Sole anziché a petrolio?”. In esso, la suadente voce fuori campo (come sanno essere autorevoli le voci fuori campo, vero professore?), dopo aver messo in guardia i telespettatori sul fatto che “il Sole ha dei limiti” (non vogliamo mica rischiare che qualcuno possa pensare il contrario?), ha patriotticamente inorgoglito gli italiani sulla ragguardevole quota dell’8% di produzione elettrica da fotovoltaico raggiunta nel nostro paese, salvo subito dopo sostenere che se avessimo aspettato solo qualche anno avremmo potuto risparmiare un bel po’ di denaro erogato con le tariffe incentivanti, grazie alla consistente diminuzione dei costi dei pannelli occorsa nel frattempo. Ma in quale Italia vivono quelli di SuperQuark? Nessuno ha detto loro che con la fine degli incentivi e la strenua difesa delle potenti lobby delle fonti fossili da parte del Governo il fotovoltaico nazionale è entrato in una crisi paurosa, con centinaia di piccole aziende fallite e lo stop pressoché totale di nuove installazioni?

Del resto, professore, non è certo il caso di scandalizzarsi: lei sa bene che qualunque sbavatura viene perdonata a Piero Angela, che dopo tanti anni sulla breccia è diventato un’istituzione nel nostro paese (secondo me, un pensierino alla carica di senatore a vita lo sta facendo, lei che ne pensa?). Piero Angela, che non per niente si è guadagnato la collocazione nella rete ammiraglia della Rai, sta alla divulgazione scientifica come Bruno Vespa sta all’informazione politica, o come il Corriere della Sera sta al giornalismo. Ovviamente egli è consapevole di ciò, tanto da riuscire a costruirsi negli anni una solida eredità che nessuno potrebbe contestare: il figlio Alberto, con quello stile unico, superbamente imitato da Neri Marcorè, si è infatti imposto, prima come collaboratore del padre e poi con programmi tutti suoi, come uno dei capisaldi dell’attuale Rai, che ha così in qualche modo fatto suo il celebre motto del Gattopardo “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Ma veniamo a lei, professore: la sua narrazione della piccola era glaciale nella medesima puntata di cui sopra è stata davvero interessante. Fa un certo effetto sapere che nel ‘700 i londinesi potevano camminare sul Tamigi ghiacciato e organizzarvi delle fiere. Ma come lei sa bene, in ogni racconto si nasconde una morale, e lei la morale l’ha esposta chiarissimamente, col sorriso sulla bocca, come chiusa della sua esposizione. Testualmente: “A noi tocca vivere il riscaldamento globale con tutti i suoi problemi, ma forse dover vivere il raffreddamento globale sarebbe anche peggio”. Che perla di saggezza, professore! Come abbiamo fatto a non pensarci prima? Noi qui a scervellarci per capire come scongiurare la più grave minaccia mai affrontata dal genere umano, senza pensare che dopotutto si sta molto meglio al calduccio che in quel dannato gelo in cui dovevano vivere i nostri avi!

Non se ne abbia a male, professore, la mia non era una critica, del resto lei è uno storico, ed il suo compito è studiare il passato, non prevedere il futuro. Ma la Storia è anche fatta di corsi e ricorsi, e forse sarebbe utile che in una delle prossime puntate di SuperQuark lei racconti qualcuna delle vicende delle numerose civiltà del passato che, dimentiche dei vincoli dettati da ambiente e risorse, dopo tanto progresso hanno sperimentato tutt’altro che un lieto fine (penso ad esempio alla celebre storia dell’insediamento umano nell’Isola di Pasqua). Sono sicuro che lei troverà il modo di raccontarla con leggerezza e con il sorriso sulla bocca, così come si addice allo stile di una trasmissione destinata a durare nei secoli dei secoli.

In attesa di rivederla sullo schermo, la saluto cordialmente.

Stefano Ceccarelli

 

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