La polvere in fondo al dirupo (Seconda Parte)

Da “Il piede e l’orma” eBook n. 7 ‘Acque’, Pellegrini Editore, gennaio-giugno 2016. Per gentile concessione dell’Editore e dell’amico Alfonso Cardamone.

La Prima Parte del racconto è disponibile a questo link.

******

Quella sera, come quasi tutte le sere, Laura inforcò la bici e si recò da una famiglia poco distante. Da giovane aveva studiato da infermiera, ma in realtà aveva dovuto adattarsi ad attività diversificate nel settore dell’assistenza sociale, medica e psichiatrica. Con il disfacimento del servizio sanitario pubblico, c’era un disperato bisogno di professionalità come la sua, variegate e interdisciplinari. Il tempo delle iperspecializzazioni era finito, come del resto tutti i settori a tecnologia avanzata, e questo Laura lo capiva bene specialmente ora che neanche il funzionamento di un dispositivo banale come una pompa idraulica era più garantito.

La famiglia a cui fece visita aveva una bambina a letto con la tonsillite e suo nonno in fin di vita per una malattia non diagnosticata (poteva verosimilmente trattarsi di un tumore, ma stante l’impossibilità di eseguire esami strumentali non si poteva affermarlo con certezza). Alla prima, Laura somministrò un antibiotico iniettabile – prima di dissolversi, il governo nazionale aveva distribuito agli operatori sanitari sparsi sul territorio le scorte strategiche di alcuni farmaci essenziali – mentre al secondo dovette accontentarsi di prestare un po’ di conforto psicologico, cosa nella quale a detta di tutti era bravissima. Per ringraziarla del servizio, le furono donati una bottiglia d’olio e un sacchetto di farina. Laura ringraziò con un sorriso, carezzò la bimba febbricitante e salutò. Fuori dall’uscio, la padrona di casa le confidò che, non appena l’anziano padre avesse lasciato questa vita e la bambina si fosse ristabilita, sarebbero andati via di lì. Un parente che qualche tempo prima era andato a vivere in montagna li avrebbe ospitati: sebbene coltivare la terra lungo i pendii era senza dubbio più faticoso, ad altitudini maggiori di 800 metri il clima era più favorevole e soprattutto c’era ancora abbastanza acqua per vivere.

Durante il tragitto in bici verso casa, si alzò un vento caldo che creò vortici di polvere levatasi dai terreni in secca e scompigliò i suoi lunghi capelli rossi, ma Laura non ci fece caso più di tanto, assorta com’era nei suoi pensieri. La prolungata penuria d’acqua e l’inaspettato guasto alla pompa avevano fiaccato il suo morale, e per la prima volta ebbe realmente paura di non farcela. Si chiese se non fosse il caso che anche lei e Gilberto migrassero altrove, ma non aveva il coraggio di parlarne con il suo compagno, che tanto aveva creduto nella loro attuale sistemazione. Giunta a casa, decise che non avrebbe palesato la sua inquietudine a Gilberto, il quale l’accolse come sempre con un largo, contagioso sorriso.

Gilberto e Laura avevano preso l’abitudine di ascoltare la radio mentre cenavano. Da tempo ormai la TV non trasmetteva più nulla, e la vecchia Radio, poco prima di essere relegata dalla Civiltà ormai estinta ad un cimelio del passato, stava conoscendo una sua seconda giovinezza grazie all’affidabilità di un sistema di trasmissione semplice e ben collaudato. Quasi ogni comunità aveva una sua stazione radiofonica gestita da gruppi di giovani amanti della musica, che ricevevano un po’ di generi alimentari in cambio dell’intrattenimento che garantivano via etere. Quella sera, mentre mangiavano, Gilberto e Laura ascoltarono con piacere un riarrangiamento per sola orchestra di un vecchio brano americano sentito probabilmente quando erano ancora ragazzi, brano di cui però nessuno dei due, benché si sforzasse, riuscì a ricordare il titolo né tantomeno i versi. Quell’ascolto ebbe la capacità di suscitare in loro una inaspettata allegria, che sebbene risultasse obiettivamente fuori contesto, fu vissuta da entrambi come un piacevole dono del destino. Più tardi, presi entrambi dalla stanchezza, decisero di andare a coricarsi e si diressero nella stanza da letto, la più fresca della casa, situata nel seminterrato. Una volta a letto, Gilberto e Laura canticchiarono ancora una volta insieme quel brano così gradevole, e dopo poco si addormentarono.

Durante la sua prima fase di sonno REM, quando le palpebre chiuse nascondono un’attività onirica vivace e multiforme, Laura sognò la pioggia. Una pioggia fitta, battente e generosa che invadeva i campi, si infiltrava nei solchi delle zolle asciutte, impregnava le radici delle piante, scivolava morbida accarezzando le foglie appassite e i frutti raggrinziti, occupando ogni interstizio del suolo. La vegetazione tutta sembrava come se ridesse solleticata dalle gocce d’acqua che incessantemente ma senza violenza si abbattevano su di essa e sul terreno che la nutriva. Ad un tratto, il sonno di Laura si affievolì dolcemente e il suo cervello tramutò magicamente in pochi istanti il sogno in realtà. Stava davvero piovendo! A giudicare dal suono che produceva cadendo a terra e sui tetti, era esattamente il tipo di pioggia che stava sognando. In preda all’entusiasmo, svegliò Gilberto bruscamente. In un attimo anch’egli realizzò il prodigio che si stava avverando. Si alzarono in piedi all’unisono, si avvolsero in un lungo abbraccio di gioia e poi, guardandosi negli occhi, ebbero entrambi la stessa idea: si spogliarono degli indumenti che indossavano e corsero all’aperto, completamente nudi, danzando sotto la pioggia scrosciante come due adolescenti esuberanti e ridendo anche loro in preda all’irresistibile solletico delle gocce d’acqua che bagnavano i loro corpi.

Fu in quel momento che a tutti e due balenarono alla mente le parole della canzone che avevano ascoltato in radio, e continuando a ballare cantarono:

I’m singing in the rain
Just singing in the rain
What a glorious feeling
I’m happy again
I’m laughing at clouds
So dark up above
The sun’s in my heart
And I’m ready for love.

******

Post scriptum. Quando avevo all’incirca l’età dei miei figli composi una canzonetta dal titolo “La ballata di Gilberto e Laura” che raccontava di due adolescenti solari e con tanta voglia di amare e di amarsi. Nella mia immaginazione, Gilberto e Laura non sono cresciuti, rimanendo ancora gli adolescenti di allora. Mi è sembrato allora intrigante proiettarli in un ipotetico ma ahimè non irrealistico futuro neanche troppo lontano nel quale, divenuti finalmente adulti, possano esercitare le loro umane virtù. Ma pensandoci bene, forse questo mio esercizio di fantasia è solo un modo per esorcizzare uno sgradevole destino collettivo, addolcendolo con una quotidianità fatta di belle azioni e di solidarietà, cose che, comunque vada, accompagneranno il genere umano fino alla fine.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...