Referendum? quale referendum?

Democrazia = Governo del popolo
Democratico = della Democrazia

Come tutti sanno, il partito oggi dominante in Italia, quello che esprime il Presidente del Consiglio e la maggioranza dei ministri della Repubblica, è il Partito-del-Governo-del-popolo. Ora, la mia inguaribile ingenuità mi spinge a sperare che nelle rare occasioni in cui le sacre norme vergate dai Padri costituenti rendono possibile l’esercizio di forme di democrazia diretta come il referendum, il Partito-del-Governo-del-popolo possa sublimemente inebriarsi del profumo della democrazia, che è – dovrebbe essere – la sua stessa ultima ragion d’essere.

Non è infatti meraviglioso per un rappresentante del Partito-del-Governo-del-popolo poter orgogliosamente annunciare ai cittadini “questa decisione questa volta la prendete voi, proprio voi, solo voi, e noi, vostri rappresentanti e servitori, faremo esattamente quello che indicherete voi, e vigileremo perché quello che avrete deciso venga realizzato”? Non dovrebbe suscitare un piacere quasi orgasmico, per quello stesso rappresentante del Partito-del-Governo-del-popolo, potersi beare dello spettacolo di un popolo che prende in prima persona decisioni significative per il suo futuro e per i propri discendenti?

E allora, mosso dalla mia disarmante ingenuità e provando ad immedesimarmi nello stato d’animo estasiato del rappresentante del Partito-del-Governo-del-popolo in vista dell’imminente consultazione popolare, qualche giorno fa ho rivolto dalla mia pagina Facebook la seguente semplice domandina ai tre parlamentari e al consigliere regionale del Partito-del-Governo-del-popolo eletti nella mia circoscrizione: “quali sono le indicazioni ufficiali di voto del Partito-del-Governo-del-popolo per il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare?” Non avendo ricevuto risposta (del resto, si sa, i parlamentari non hanno tempo di leggere le notifiche dei loro account Facebook), ho inviato loro una e-mail utilizzando l’indirizzo pubblicato sui siti istituzionali di Camera, Senato e Regione. Il testo del messaggio recitava:

Gentile Onorevole/Senatore/Senatrice,
Sono un elettore del suo collegio.
Le sarei grato se potesse farmi sapere qual è l’indicazione di voto del Partito-del-Governo-del-popolo in merito al referendum del 17 aprile unitamente alle relative motivazioni.
Mi farebbe anche piacere conoscere la sua personale posizione in merito. Grazie.
Cordiali saluti
Stefano Ceccarelli

Mentre attendevo impaziente un riscontro ai miei quesiti, mi prefiguravo una delle seguenti risposte:

  1. Il Partito-del-Governo-del-popolo invita i propri elettori ad andare a votare e a votare SI, avendo rivalutato negativamente, sotto la spinta delle diffuse proteste dei comitati locali e dei gruppi ambientalisti, la norma del Decreto “Sblocca-Italia” di cui si chiede l’abrogazione;
  2. Il Partito-del-Governo-del-popolo invita i propri elettori ad andare a votare e a votare NO, in quanto ritiene quella norma ancora giusta e opportuna;
  3. Il Partito-del-Governo-del-popolo invita i propri elettori ad andare a votare e a votare secondo coscienza SI o NO, poiché il Partito non ha una posizione univoca al proprio interno,

escludendo a priori l’inconcepibile possibilità di un invito a NON andare a votare allo scopo di fare in modo che non si raggiunga il quorum, invito che ovviamente farebbe inorridire qualunque rappresentante del Partito-del-Governo-del-popolo, notoriamente allergico in virtù del suo stesso codice genetico a qualunque manovra di palazzo diretta a scoraggiare e a vanificare la partecipazione popolare.

A distanza di diversi giorni dall’invio dei miei messaggi e-mail, ai quali hanno fatto seguito due conferme di lettura su quattro (bisognerebbe vietare ai rappresentanti delle istituzioni di disabilitare l’invio automatico delle conferme di lettura, non credete?), le risposte ricevute sono state:

NULLA

Niente di niente, zero assoluto, un silenzio tombale, neanche una risposta interlocutoria del tipo “il Partito-del-Governo-del-popolo deve ancora prendere una posizione unitaria” o una risposta in politichese quale “si tratta di una questione complessa che non può essere risolta con un sì o un no, ma richiederebbe un’analisi scevra da posizioni ideologiche precostituite, bla, bla, bla…”.

E’ stato come se un sonoro ceffone abbia d’un colpo spazzato via la mia bambinesca ingenuità ed abbia spalancato davanti ai miei occhi una realtà che cocciutamente mi ostinavo a negare. Ma certo, è lampante! Invitare esplicitamente gli elettori a non andare a votare per far mancare il quorum potrebbe essere controproducente, inducendo molti a comportarsi in modo opposto a quello che chiede il partito, magari solo perché il premier-segretario gli sta sulle scatole; inoltre il fatto stesso di parlarne è una forma di pubblicità assolutamente sconsigliabile e rischiosa. Dunque, l’ordine di scuderia strisciante ma tassativo è: silenzio, acqua in bocca, ssh! Mai come in questo caso la non-risposta è una risposta chiarissima, sincera, semplice e autentica: è la risposta delle tre scimmiette, non voglio vedere, non voglio sentire, non voglio parlare. E’ la risposta di un partito che deve aver ricevuto dall’alto la consegna di non disturbare il manovratore e non mettere in discussione i patti stretti con le lobby delle fonti fossili, notoriamente ben introdotte nel Ministero dello Sviluppo Economico, la cui ministra Federica Guidi non a caso proviene direttamente da Confindustria. E’ la risposta di chi ritiene il referendum nient’altro che un fastidioso ma superabile incidente di percorso lungo la radiosa strada dello sfruttamento liberato da lacci e lacciuoli delle scarse risorse di idrocarburi ancora presenti nel sottosuolo e nei fondali sottomarini italiani. E’ la risposta di anonimi peones un po’ vigliacchi che colpevolmente si schierano con chi sta dalla parte sbagliata della storia e pensa: intanto succhiamo quel po’ di petrolio e gas finché ce n’è, svendiamolo e bruciamolo come si è sempre fatto, poi magari, se ne avremo voglia, in futuro, penseremo al clima, agli ecosistemi marini, alle rinnovabili, e sistemeremo tutto, come sempre.

Ma il silenzio omertoso del governo e dei vertici del Partito-del-Governo-del-popolo sul referendum del 17 aprile è abbastanza inquietante anche sotto un altro aspetto: questa consultazione non nasce dalla volontà di una sparuta minoranza che tenta di accendere i riflettori su un tema di nicchia palesemente contrastato dalla maggioranza dell’opinione pubblica (come è accaduto talvolta in passato con i referendum promossi dal Partito Radicale), bensì dall’iniziativa di ben nove Consigli regionali in gran parte guidati dallo stesso Partito-del-Governo-del-popolo. Si tratta in definitiva di un’istanza che annovera fra i suoi promotori una fetta importante dei quadri periferici e della base del partito, che grazie all’indizione del referendum dovrebbe in modo naturale sfociare in un dibattito aperto, alla luce del sole, fra i fautori delle due opposte fazioni all’interno del Partito-del-Governo-del-popolo. Ma evidentemente a Roma (o a Firenze) qualcuno vuole giocare d’azzardo, accettando il rischio di sacrificare il partito sull’altare del decisionismo governativo e decidendo con le maniere dure che il silenzio deve prevalere sul confronto trasparente.

E allora, in ossequio alla consegna del silenzio, se in questi giorni proverete a parlare al telefono con un rappresentante del Partito-del-Governo-del-popolo chiedendogli cosa pensa del referendum sulle trivellazioni, aspettatevi una risposta del tipo “Scusa, non sento bene, la linea è disturbata, cosa hai detto?” seguito dall’immancabile “tu-tu-tu-tu”. Mentre se avrete la fortuna di incontrare per strada quello stesso esponente del Partito-del-Governo-del-popolo, alla vostra domanda potrebbe seguire uno sguardo interrogativo vagamente estraniato accompagnato da: “Referendum? quale referendum?” laddove prima che possiate controbattere arriverà tempestivamente una chiamata sul suo cellulare (proveniente ovviamente dal portaborse opportunamente istruito) che costringerà il vostro interlocutore ad accomiatarsi frettolosamente da voi.

**********

Ma forse sono stato troppo ingeneroso con il Partito-del-Governo-del-popolo: come è possibile che i suoi rappresentanti possano così disinvoltamente disconoscere la loro stessa ragione sociale, come possono costoro ritenere accettabile che lo sporco fine delle trivellazioni ad ogni costo giustifichi i mezzi meschini impiegati per il suo raggiungimento? Non voglio credere che sia così, voglio sperare, anzi, ne sono certo, che qualche giorno prima del 17 aprile il premier-segretario annunci solennemente ai media: “Signori miei, state tranquilli, il Governo ha deciso che, indipendentemente dal raggiungimento del quorum, verrà data attuazione a ciò che avranno deciso i cittadini. Perché in democrazia chi non vota non conta, e il mio partito non è un partito qualunque, ma è il Partito-del-Governo-del-popolo. E quindi, signori miei, viva il popolo che vota e che decide!”

Oddio, ci sono cascato ancora: maledetta ottusa ingenuità!

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