Non sparate sul negazionista

Di quante legioni dispongono oggi i negazionisti del cambiamento climatico? Quanto hanno inciso avvenimenti recenti quali l’enciclica papale Laudato Si’, l’eco mediatica della Conferenza di Parigi, o la notizia che il 2015 è stato (con largo margine) l’anno più caldo da quando si effettuano le misurazioni, sulla pervicacia dei negazionisti nel negare l’innegabile?

Beninteso, non stiamo parlando della casalinga di Voghera o dell’imbianchino di Canicattì, i quali non possono non essere un po’ confusi sull’argomento quando la fonte primaria di informazione è costituita dai tiggì della TV di stato o delle reti commerciali. Non si può pretendere che persone che non dispongono degli strumenti culturali per comprendere fenomeni di una certa complessità possano farsi un’idea chiara su cosa sta accadendo al clima della Terra se l’argomento continua ad essere trattato (le rare volte in cui è trattato) per lo più in talk show stile Porta a Porta, con favorevoli e contrari messi lì a confrontarsi per una presunta par condicio.

Mi riferisco invece ai negazionisti dichiarati, che sono interessati all’argomento, hanno acquisito delle nozioni e ritengono in buona fede di avere una competenza. Bene, costoro esistono davvero, e sono più numerosi di quanto io potessi immaginare. Giorni fa ho avuto la fortuna di avere una conversazione virtuale molto interessante con un paio di loro, dotati entrambi di intelligenza e arguzia. Di seguito riporto una sintesi schematica della discussione, con gli argomenti (An) posti dai miei interlocutori, seguiti dalle mie risposte (Rn). A seguire, alcuni miei commenti.


 

A1: il riscaldamento globale è una corrente di pensiero, e col tempo si è visto che le previsioni degli scienziati sono state smentite dai fatti.

R1: Il global warming (GW) non è una previsione, è già ora una realtà inconfutabile, con mille evidenze che stanno lì a dimostrarlo. Il 2015 è stato l’anno più caldo da quando si effettuano le misurazioni, e al secondo posto c’è il 2014. Quasi tutti gli anni più caldi mai registrati sono dopo il 2000. Il trend di riscaldamento è evidente.

A2: Se si segue il dibattito sul GW dall’inizio, si nota che diversi scienziati (p.es. Zichichi, Scafetta e Bengtsson) si sono ricreduti sul fenomeno chiedendo scusa alla comunità scientifica.

R2: Almeno il 97% degli scienziati crede al riscaldamento globale antropogenico, e qualunque scienziato che oggi provi a pubblicare su una rivista accreditata qualcosa da posizioni negazioniste si vedrà rifiutare il lavoro. Chi ha seguito il dibattito sul GW dall’inizio sa che se prima c’era qualche dubbio sul fenomeno, ora non ce ne sono più. L’IPCC già da molti anni ritiene che l’evidenza del riscaldamento globale sia “inequivocabile”. Per quanto riguarda l’origine antropogenica del GW, col passare del tempo la relazione causa-effetto è diventata sempre più chiara, tanto che nell’ultimo rapporto IPCC (2013) si afferma che è “estremamente probabile” che il riscaldamento abbia origine dalle emissioni di gas serra causate dalle attività umane. Zichichi è un fisico nucleare, non un climatologo, e non ha pubblicato nulla sul GW. Le sue stralunate dichiarazioni ad uso e consumo dei media si contrappongono ad una marea di dati scientifici incontrovertibili prodotti da scienziati del settore. A proposito di Scafetta, se vi va di approfondire date un’occhiata qui.

A3: C’è da scandalizzarsi nell’apprendere che una teoria negazionista possa essere censurata.

R3: Non è censura, ma semplicemente selezione naturale della verità scientifica. La scienza lavora così. Se la comunità scientifica è arrivata, poco a poco e con fatica, ad una conclusione, per ribaltarla ci vogliono dati solidi, e se non li hai non pubblichi. Non è come un dibattito fra opposte fazioni politiche.

A4: Il GW osservato ha un ciclo di circa 30 anni. Ci sono già stati periodi caldi come questo. Siamo ora al termine di una piccola era glaciale che, se da un lato assottiglia la calotta polare nell’emisfero settentrionale, dall’altro porta ad un ispessimento della calotta antartica.

R4: I dati scientifici a disposizione dicono qualcosa di molto diverso. Secondo l’IPCC, il riscaldamento aumenta con le concentrazioni di CO2, che sono passate da 280 ppm dall’inizio dell’era industriale a 400 ppm. L’Antartide è più stabile perché è un continente, a differenza dell’Artico che è un oceano, e ciononostante il riscaldamento della Penisola Antartica e dell’Antartide Occidentale è ben documentato.

A5: L’IPCC è un’organizzazione politica, che riceve cospicui finanziamenti dai governi, ed ha falsato i dati per insabbiare conclusioni diverse da quelle a cui è giunto.

R5: Per fare ricerca ci vogliono soldi, è ovvio, sono da preferire i finanziamenti pubblici o quelli delle multinazionali delle fossili, che per decenni hanno pagato profumatamente sedicenti luminari per contrastare le conclusioni a cui stava arrivando la comunità scientifica? Riguardo l’IPCC, i suoi rapporti sono firmati da esperti del clima, e sono frutto del consenso di centinaia di scienziati accreditati. Per dire che “hanno falsato i dati” ci vogliono prove, e se qualcuno le avesse trovate stiamo pur certi che la cosa sarebbe venuta fuori, e la politica ci avrebbe sguazzato. Farebbe molto comodo ai politici se il GW si rivelasse una frottola, crediamo che sia facile azzerare le emissioni di gas serra in 20/30 anni? Se un’influenza c’è stata della politica sull’IPCC è semmai quella di aver cercato di attenuare l’allarme lanciato dalla scienza, altrimenti avremmo già attuato politiche serie di mitigazione già da vent’anni, mentre ora siamo con l’acqua alla gola e tutto è più difficile.

A6: La maggioranza degli scienziati fa tacere la minoranza quando questa si oppone a delle conclusioni precostituite.

R6: Non c’è una maggioranza che fa tacere la minoranza, c’è semplicemente una esigua minoranza che non ha dati validi per ribaltare le conclusioni della stragrande maggioranza. I negazionisti non sono messi a tacere da nessuno, anzi hanno fin troppo spazio sui media in proporzione al loro peso.

A7: Non ci sono stati in passato periodi in cui la concentrazione di CO2 era ugualmente alta pur in assenza di una rilevante attività antropica?

R7: No, negli ultimi 650.000 anni la concentrazione di CO2 non è mai stata più alta di 300 ppm, mentre oggi è a 400 ppm.

A8: Le previsioni degli scienziati indicavano un aumento della temperatura ben più alto di quello, pari a solo 1°C, che è stato osservato.

R8: Le previsioni dell’IPCC, al contrario, indicavano all’inizio un aumento più contenuto. Solo successivamente nei modelli sono state prese in esame le diverse retroazioni positive che amplificano il riscaldamento. Inoltre l’aumento di 1°C non è affatto irrisorio, e i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti.

A9: Dall’agosto 2012 all’agosto 2013 c’è stato un aumento del ghiaccio artico pari a 920.000 miglia quadrate. Nel 2014 per la prima volta ha nevicato in Brasile.

R9: Il confronto non può essere effettuato fra due singoli momenti, ma nel suo insieme, come in questo time-lapse:

Inoltre, l’andamento meteo di una singola zona da solo non fa testo, così come una singola nevicata eccezionale in luoghi dove di solito non nevica. Le anomalie verso l’alto sono molto, molto più numerose e consistenti delle poche anomalie verso il basso.

A10: Come si può sostenere che gli ultimi anni sono stati i più caldi?

R10: Le statistiche sulla temperatura globale si basano sulle rilevazioni di un gran numero di stazioni meteo in tutto il mondo, elaborate con metodi statistici validati. L’aumento di T è visibile su almeno tre diversi dataset, e i dati ottenuti sono concordi.

A11: Anche ammesso che il clima si stia scaldando, come si fa a dire che è colpa delle emissioni umane di gas serra?

R11: Da questa domanda emerge l’inconsistenza del negazionismo, perché in effetti i negazionisti non sono neanche concordi al loro interno: è ben diverso sostenere che non c’è aumento delle temperature dal sostenere che l’aumento c’è ma non è causato dell’uomo. Aggiungiamo anche gli squilibrati che sostengono che il riscaldamento antropogenico è reale ma non è affatto un problema, anzi apporta benefici, e il quadro è completo! La realtà è che le tesi negazioniste sono intrinsecamente incoerenti. E’ miope ostinarsi a non capire che l’aumento delle temperature globali va di pari passo, fatta salva l’inerzia dei sistemi climatici, con il massiccio aumento delle emissioni cumulate di CO2, e che nessun fattore non antropico riesce a spiegare il fenomeno in maniera altrettanto chiara.

A12: Come si spiega allora il periodo caldo medievale, paragonabile a quello attuale per intensità, in un tempo in cui non c’era alcuna rilevante influenza umana?

R12: Il periodo caldo medievale, se c’è stato, ha fatto registrare temperature significativamente inferiori a quelle medie attuali. Lo dicono gli studi di paleoclimatologia più recenti pubblicati su riviste prestigiose. L’attuale aumento di temperature non ha precedenti da quando esiste l’uomo né per intensità né per rapidità, e solo l’enorme impatto delle attività umane può esserne la causa.

A13: E’ il Sole la fonte di calore ed energia per la Terra. Due periodi molto intensi di aumento dell’attività solare negli anni 80 e 90 sono la causa dell’aumento di temperatura. L’energia risultante è stata assorbita dagli oceani ed ancora viene rilasciata sotto forma di calore.

R13: Non c’è alcuna valida prova scientifica che l’attività solare abbia giocato un ruolo significativo nell’aumento delle temperature osservate nell’ultimo secolo. Le oscillazioni dovute ai cicli solari non sono di dimensioni tali da influire in misura rilevante sul clima terrestre globale. Non si spiegherebbe altrimenti come mai, p.es., le temperature sono continuate ad aumentate nonostante la radiazione solare incidente abbia registrato un pronunciato minimo negli anni 2007-2009 a causa del ciclo delle macchie solari.

A14: Se non riusciamo a prevedere che tempo farà fra pochi giorni, come si possono giudicare attendibili gli scenari catastrofici dell’IPCC al 2100?

R14: Non dobbiamo confondere la meterologia con il clima. Gli scenari del clima futuro si basano su modelli matematici complessi che tengono conto di un gran numero di fattori, frutto di molteplici elaborazioni condotte dai migliori scienziati del settore. Si tratta naturalmente di previsioni che contengono un ampio margine di incertezza, e tuttavia mantengono un solido fondamento scientifico. Del resto, per poter prendere le decisioni cruciali necessarie a salvaguardare il futuro del genere umano non possiamo fare a meno di avvalerci di queste informazioni, anche se imprecise. La posta in gioco, semplicemente, è troppo alta.


 

Dal vivace confronto fra le due tesi ho scoperto alcune cose interessanti: la prima è che, se si incalza il negazionista invitandolo a fornire riscontri solidi alle loro argomentazioni, ciò che viene fuori sono vecchie leggende dure a morire, tesi di improbabili (e immancabili) complotti mondiali orditi dall’ONU non si capisce a che scopo e a vantaggio di chi, teorizzazioni di imbrogli, dati “aggiustati”, prese per i fondelli planetarie, e via di questo passo. Quando poi finalmente vengono mostrati dati scientifici, il meglio che si possa ottenere sono grafici come questo

medieval-warm-period-IPCC

che solo a vederli danno l’idea di rozzi artefatti messi lì per fare abboccare gli ingenui. E quando infine si riesce ad avere qualcosa di più serio e attuale, vengono fuori rassegne di pubblicazioni accuratamente selezionate che trattano argomenti marginali di scarsa rilevanza che mai arrivano a conclusioni minimamente in grado di confutare le tesi largamente prevalenti nella comunità scientifica. E che soprattutto costituiscono nel loro insieme un’accozzaglia di lavori focalizzati su singole tessere del puzzle, non riconducibili ad un’ipotesi unitaria, chiara e coerente, ma accomunati solo, nell’intento di chi li diffonde, dal patetico tentativo di accreditare la tesi precostituita secondo cui l’IPCC è una malefica setta di avidi imbroglioni.

Volete sapere come si è conclusa la discussione? Diciamo subito che non c’è stata nessuna conversione sulla via di Damasco. Non che me l’aspettassi, beninteso. Però, io credo che gutta cavat lapidem, e voglio sperare che qualche dubbio possa essersi insinuato nei miei interlocutori, uno dei quali cominciava a mostrare segni di nervosismo di fronte alla mia tenace ma pacata insistenza. Ma dopotutto, forse non è così importante se l’opera di proselitismo non è andata a buon fine: i negazionisti di piccola e media taglia fanno sicuramente molti meno danni dei potenti che dicono di voler salvare il clima e si comportano esattamente all’opposto.

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5 pensieri su “Non sparate sul negazionista

  1. Esperienza simile. Tra gli argomenti che saltano fuori, oltre all’immancabile Groenlandia di Eric il Rosso, c’è il Climagate. Poi Linzen, che ha “dimostrato” più o meno tutto, e tanti, tanti “dati” che non riescono a tornarmi in quanto fanno a pugni con quello che trovi nella letteratura scientifica.

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  2. Ottimo Stefano. Un solo dubbio. Io dubito che la goccia scavi la roccia. Per cambiare opinione, anzi, per essere disposti a cambiare opinione, abbiamo bisogno di un’intensa educazione … oserei dire “spirituale”. Un atteggiamento mentale che sembra essere contrario alla natura di Homo sapiens. Personalmente lo osservo con stupore crescente anche su me stesso e in tutti coloro che mi circondano, nei campi più vari: dalle questioni economiche al tifo calcistico, alle credenze religiose fino alle teorie scientifiche. C’è un libro che consiglio ossessivamente, “Menti Tribali” di Jonathan Heidt che spiega le dinamiche della nostra mente quando siamo chiamati a prendere una posizione. La cosiddetta razionalità c’entra poco, se non nella fase di giustificazione della direzione presa. Comunque la tua opera di divulgazione è preziosa. Aiuta a formare una generazione di persone che ha il compito di reagire alla crisi attuale. Non credo che sarà composta da molti convertiti, ma ci sarà.

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