E tu che clima-scettico sei?

E’ davvero difficile trovare una minaccia globale più drammatica e al tempo stesso straordinariamente difficile da risolvere del riscaldamento del pianeta. Se solo si ha la pazienza di spendere qualche ora del proprio tempo per documentarsi un po’ sulla base di fonti scientificamente fondate, ci si accorge facilmente di quanto serio sia il problema. Non serve essere scienziati, l’argomento è tutto sommato facilmente divulgabile e chiunque, dotato di media cultura, ragionevolezza e obiettività, dovrebbe essere in grado di giungere alla conclusione che se i governi mondiali non prendono immediatamente iniziative drastiche il rischio di consegnare ai nostri figli un pianeta invivibile è terribilmente elevato.

Eppure, anche in questi giorni di afa prolungata e asfissiante di cui non si ha testimonianza a memoria d’uomo, il tema del cambiamento climatico non campeggia quasi mai sui mass media né nelle chiacchierate fra i comuni mortali, a dispetto del luogo comune che vede le condizioni metereologiche come il più classico degli argomenti di conversazione. Come si può spiegare dunque questa pericolosa sottovalutazione collettiva del problema?

Lungi dal voler azzardare spiegazioni sociologiche o antropologiche (di cui peraltro ci sarebbe a mio avviso bisogno), vorrei provare ad analizzare schematicamente alcune delle più comuni tipologie di “scettici climatici” (climate skeptics), suddividendoli grossolanamente in due categorie di fondo che definirei gli scettici consapevoli (al cui interno si annoverano i negazionisti climatici) e gli scettici inconsapevoli. Mentre i primi vorrebbero confutare la tesi del riscaldamento globale di natura antropogenica con argomenti scientifici o pseudo-tali, i secondi neanche provano ad obiettare alcunché ma semplicemente accantonano il problema o non vogliono sentirne parlare a dispetto di ogni evidenza.

Gli scettici consapevoli potrebbero a loro volta essere categorizzati in:

  • TUTTO NORMALE: l’evidenza del riscaldamento globale è insufficiente o contraddittoria, e poi fra gli scienziati non c’è consenso, oppure: è un inganno degli ambientalisti o una cospirazione dell’ONU per imporre un governo mondiale di stampo autoritario.
  • TUTTO IGNOTO: i modelli matematici non funzionano, predire il clima è impossibile, non possiamo essere certi di cosa sta accadendo.
  • TUTTO NATURALE: è già accaduto prima, il clima è sempre cambiato, oppure: è colpa del sole, la CO2 non c’entra niente.
  • TUTTO INUTILE: è troppo tardi, tanto vale non fare niente e vedere che succede.

Non mi soffermo a confutare ciascuna di queste tesi (alcune delle quali così bizzarre o fantasiose che è quasi un peccato non poterle condividere…), lo hanno già fatto altri in modo compiuto (vedi p. es. qui); mi basta ribadire che sulla base di un’ampia ed accreditata letteratura scientifica è in ogni caso facile dimostrare che si tratta di fandonie o di vere e proprie bufale. Il problema è che anche quando con gran fatica si riesce a convincere uno scettico che ha torto, è sufficiente la prima sparata di segno contrario dei mass media per farlo regredire alle sue vecchie comode certezze. L’ultima di queste pseudo-notizie scientifiche manipolate ad arte a beneficio degli scettici è quella secondo cui nel 2030 assisteremo ad una mini era glaciale dovuta ad una diminuzione dell’attività solare che arresterà il cambiamento climatico. Naturalmente dietro a questa ipotesi c’è null’altro che il vuoto cosmico, come ben spiegato qui dall’ottimo Ugo Bardi. Del resto, chi a pochi mesi dalla Conferenza di Parigi diffonde queste non-notizie spacciandole per verità scientifiche ha generalmente il solo scopo di diffondere a piene mani il germe dello scetticismo climatico in nome e per conto di interessi oscuri che puntano all’inazione. I mass media, poi, hanno generalmente il pessimo vizio di trattare questioni come questa (nelle rare volte in cui lo fanno) dando lo stesso peso e spazio ai sostenitori delle due tesi opposte, applicando una malintesa par condicio anche ai temi come il global warming su cui la comunità scientifica si è da tempo nettamente espressa in modo pressoché unanime.

Ma veniamo agli scettici inconsapevoli, categoria ampia e variegata di cui non possiamo permetterci di sottovalutare il peso politico: in essa albergano atteggiamenti che vanno dal qualunquismo più disarmante all’egoismo ignorante e irresponsabile. Un campionario di tipiche affermazioni farneticanti che potremmo ascoltare da queste persone va da “Non è affar mio, non mi tocca” a “Io sono freddoloso, a me va bene” o “Non è un problema, ho i condizionatori in tutte le stanze”, fino a “Cosa dovremmo fare, torniamo alle candele?”, e via blaterando.

Solitamente è del tutto inutile discutere con tali soggetti i quali, vuoi per atavica ignoranza vuoi per un quoziente intellettivo prossimo allo zero, non saranno mai in grado di comprendere la gravità del problema né di porre in relazione le peggiori catastrofi climatiche con la corretta causa scatenante. Si tratta di individui che, semmai un governo illuminato dovesse adottare iniziative coraggiose per contrastare il problema, andrebbero certamente a collocarsi fra le schiere reazionarie degli oppositori e dei difensori dello status quo. A prescindere.

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