L’insostenibile leggerezza del Sig. Nutella

L’intervista pubblicata sabato scorso di Repubblica a Giovanni Ferrero, AD dell’omonimo gruppo, uno dei colossi mondiali dell’industria dolciaria, è un esempio da manuale di giornalismo servile e asservito ai potenti, il cui scopo centrale è quello di lisciare il pelo all’establishment a fini sostanzialmente pubblicitari e di immagine per i beneficiari.

Dal canto suo, l’intervistato ha potuto dire con gran disinvoltura ciò che gli tornava utile, fino ad autoincensarsi proclamandosi “interprete di un capitalismo non rapace ma illuminato” (sic).

Già le prime battute, dopo la breve presentazione del fortunato rampollo della dinastia di Alba, sono come suol dirsi tutto un programma:

D.: Lei si trova oggi fuori Italia. Dove si sta godendo le vacanze?

R.: Non sono in vacanza. Sono al lavoro, in questo momento in Lussemburgo.

Ora, qualunque giornalista economico a questo punto avrebbe raccolto l’assist inaspettatamente lanciato dall’interlocutore associando il Granducato del Lussemburgo con il trattamento fiscale di favore che questo ricco staterello nel cuore dell’Europa riserva alle aziende che si stabiliscono lì. La domanda d’obbligo per un giornalista con la schiena dritta sarebbe dunque stata: “Ah, capisco, del resto la Ferrero SpA di Alba è interamente partecipata da Ferrero International SA con sede in Lussemburgo. Ma non le sembra immorale trasferire gli ingenti profitti della sua italianissima azienda in un Paese con il fisco leggero come il Lussemburgo, sottraendo quindi un cospicuo gettito al fisco italiano?”

E invece l’intervista prosegue così:

D.: L’imprenditore non va mai in vacanza, è così?

mettendo completamente a suo agio il buon Ferrero che può rispondere con amene banalità:

R.: Questo è un mito da sfatare. Io non credo che sia utile lavorare senza soluzione di continuità. Penso anzi che sia necessaria, ogni tanto, una sana cultura del distacco. Le pause servono a creare un po’ di lontananza critica. Prendendo le distanze da quel che si fa, si finisce per lavorare meglio.

Seguono una serie di domande molto tranquille (probabilmente concordate in anticipo) a beneficio degli addetti ai lavori, sulle recenti acquisizioni della Ferrero, sui progetti di crescita dell’azienda e sui motivi per i quali il gruppo non intende quotarsi in Borsa. E infine, arriva la domanda più attesa, verosimilmente anche questa concordata, anzi forse la vera ragione dell’intervista, perché la Ferrero ci tiene alla propria immagine e deve rispondere agli attacchi provenuti da più parti in questi mesi:

D.: […] Ségolène Royal ha invitato a non mangiare più la Nutella per combattere la deforestazione legata al consumo di olio di palma. Come risponde?

R.: Innanzitutto noi siamo tra le aziende che hanno fatto di più sulla tracciabilità dei prodotti e nel rapporto con le popolazioni delle località di produzione. Abbiamo un welfare che estendiamo il più possibile ai nostri collaboratori nei paesi di produzione delle materie prime.

Ora, anche ammesso che ciò sia vero (cosa su cui è lecito nutrire seri dubbi), cosa diamine c’entra il welfare e il rapporto con le popolazioni dei paesi produttori con la deforestazione? Ma è nella risposta alla successiva domanda che il Sig. Nutella dà il meglio di sé:

D.: Queste scelte eviteranno la deforestazione per utilizzare l’olio di palma negli alimenti?

R.: Con le conoscenze scientifiche di oggi possiamo limitare la deforestazione, non eliminarla. Il potere nutritivo dell’olio di palma è sette volte superiore a quello di altri oli e la popolazione mondiale sottonutrita è di 850 milioni di persone.

Stupefacente! In sole tre righe Giovanni Ferrero ci spiattella con incredibile nonchalance ed efficacia l’insostenibilità del business della sua azienda e più in generale dell’attuale sistema economico orientato alla crescita ad ogni costo. In definitiva, il suo messaggio è molto semplice: ci sono ancora milioni di bocche che non aspettano altro che consumare la mia ipercalorica nutella, e chissenefrega della deforestazione e dell’aumentato rischio cardiovascolare associato al consumo di olio di palma!

Naturalmente, l’intervistatore manca anche il secondo assist ed evita accuratamente di replicare come avrebbero fatto molti di noi: “Ma lei non crede che i consumatori ipernutriti dei paesi occidentali rinuncerebbero volentieri all’olio di palma per salvare le foreste tropicali, la cui superficie è già oggi dimezzata rispetto all’era preindustriale? E non le sembra meschino giustificare le sue scelte aziendali tirando in ballo chi ancora soffre la fame e non potrà mai permettersi di acquistare la sua Nutella con un reddito di pochi euro al giorno?”

Ma tant’è, non è il caso di indignarsi troppo, dopotutto il Sig. Ferrero è l’interprete di un capitalismo non rapace ma illuminato!

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