Da che pulpito…

Cosa farebbe qualsiasi azienda che vedesse seriamente minacciato il proprio business da fattori esterni alla fisiologica concorrenza fra imprese? Cercherebbe ovviamente di difendersi come può, adottando tutte le contromisure del caso, magari confutando gli argomenti di chi tenta di affossarla, o cercando soluzioni di compromesso per tentare di sopravvivere quando la minaccia è inconfutabile. Oppure proverebbe a cambiare pelle.

Ma cosa succede se questa azienda è un colosso petrolifero con un giro d’affari di miliardi di euro con operazioni in tutto il mondo, un vasto e diffuso azionariato e investitori istituzionali di peso, e se la minaccia da cui difendersi si chiama cambiamento climatico? Beh, in questo caso la strategia deve essere molto più incisiva e raffinata, bisogna mettere in campo il meglio delle proprie capacità di lobbying ed essere suadenti, melliflui ed abili nell’assecondare a parole gli interlocutori che contano facendo nello stesso tempo pesare nel modo giusto il proprio immenso potere e il denaro che può muovere.

Stiamo parlando dell’ENI, che insieme alle principali major europee di petrolio e gas (tra cui BP, Shell, Total) ha recentemente diffuso un appello ai governi e all’ONU in vista della COP21 di Parigi. Con questa iniziativa congiunta, da loro stessi definita “senza precedenti”, le Big Oil europee “riconoscono sia l’importanza della sfida che pone il cambiamento climatico sia l’importanza dell’energia per la vita umana e per il benessere generale. Riconoscono che l’attuale tendenza delle emissioni di gas serra sia superiore rispetto a quello che l’IPCC afferma essere necessario per contenere l’aumento della temperatura globale a non più di 2°C, e si dicono pronti a contribuire con delle soluzioni (il grassetto è mio).

Ora, che dei produttori di petrolio ritengano opportuno sottolineare l’importanza dell’energia per la vita umana è francamente ridicolo, oltre che patetico; ma quello che fa più sorridere è che queste aziende dicono di avere delle soluzioni al problema del riscaldamento globale, da loro causato. Quali soluzioni? Si preparano forse a rinnegare la propria ragion d’essere, autoflagellandosi pubblicamente per i disastri ambientali inflitti alla gente nei quattro angoli del mondo, e riconvertendosi alle energie rinnovabili? Ovviamente no. Il seguito dell’appello ci fornisce però qualche indizio su cosa abbiano in mente.

Dicono i sei CEO: “Crediamo fermamente che la tariffazione del carbonio scoraggerà le opzioni ad alto tasso di emissioni e ridurrà l’incertezza stimolando gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni e l’uso delle risorse giuste nei tempi necessari. Ora abbiamo bisogno che i governi di tutto il mondo forniscano questo quadro regolatorio e crediamo che la nostra presenza al tavolo di discussione sarà utile per delineare un approccio che possa essere pratico e fattibile”.

Che dire? Che dei produttori petroliferi sostengano l’adozione della carbon tax può in effetti apparire sorprendente, tuttavia con questa mossa Big Oil cerca in qualche modo di riversare sul carbone (che possiede notoriamente un maggiore potenziale climalterante) e sulla Cina che ne fa largo uso la responsabilità dei cambiamenti climatici, sperando che una tariffazione ad hoc disincentivi il carbone a vantaggio di petrolio e gas. Si tratta però con tutta evidenza di una strategia di corto respiro, che concentra l’attenzione sui presunti benefici di una fonte fossile rispetto ad un’altra (un po’ come un bambino monello che per discolparsi punta il dito su chi l’ha fatta più grossa), non guarda all’obiettivo più ambizioso ma necessario della decarbonizzazione dell’economia (fatto proprio almeno a parole anche dall’ultimo G7) e mostra in definitiva l’affanno dei giganti dell’energia fossile nell’affrontare una problematica più grande di loro che rischia di annientarli in breve tempo, spostando enormi capitali dal petrolio e dal gas alle rinnovabili. Ed infatti, è la frase finale che fa capire chiaramente quali siano le loro reali intenzioni: Big Oil a Parigi vuole esserci, vuole partecipare al tavolo e far pesare fino in fondo, con tutti i mezzi, il suo peso. E scusate se è poco.

Stiamo pur certi che lo faranno. Stiamo pur certi che venderanno molto cara la pelle.

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