Folgorati sulla via di Parigi

Giugno 2014: Nonostante la forte opposizione dei gruppi ambientalisti e delle popolazioni indigene, il governo canadese del primo ministro Stephen Harper approva il progetto di un oleodotto per il trasporto sulla costa del Pacifico del petrolio ottenuto dall’estrazione delle sabbie bituminose dall’Alberta (maggiori info qui).

Novembre 2014: Viene convertito in legge il decreto “Sblocca Italia” con il quale il governo di Matteo Renzi, svuotando le prerogative degli enti locali, facilita il rilascio delle concessioni per le trivellazioni nel Mar Adriatico, nello Ionio e in Basilicata (vedi p.es. qui).

Febbraio 2015: Con il supporto del governo guidato da David Cameron, da sempre un convinto sostenitore del fracking, il parlamento britannico approva una norma che consente alle industrie dello shale gas di effettuare perforazioni orizzontali all’interno di parchi nazionali e di altre aree protette.

Maggio 2015: Il Presidente USA Barack Obama concede a Shell l’autorizzazione alla trivellazione delle acque dell’Artico per l’estrazione di petrolio, provocando l’ira dei movimenti ambientalisti in tutto il mondo (fonte).

4 Giugno 2015: Il Climate Action Network assegna al Giappone guidato dal primo ministro Shinzo Abe il poco ambito premio Fossil of the Day. Nelle motivazioni rese note alla stampa viene citata l’opposizione giapponese alla proposta di adottare rigorosi standard ambientali per la concessione di finanziamenti ai paesi in via di sviluppo da parte della Banca Mondiale e vengono stigmatizzati gli scarsi obiettivi pianificati dal Giappone in termini di riduzione delle emissioni di gas serra (rif.).

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7 Giugno 2015: Al G7 tenutosi in Baviera, Obama, Cameron, Abe, Harper e Renzi (assieme ad Angela Merkel e François Hollande, i quali per la verità potrebbero nutrire un sincero interesse per un accordo ambizioso sul clima, pensando magari di trarre vantaggi economici dall’esportazione delle tecnologie tedesche sulle rinnovabili e di quelle francesi sul nucleare) concordano sull’obiettivo del contenimento dell’aumento di due gradi della temperatura globale, facendo così lievitare le speranze per un accordo in tal senso nella prossima conferenza ONU di Parigi. Wow!

Posso dirlo? Troppe volte i leader politici hanno due facce, a seconda della convenienza del momento, e non fanno convergere gli annunci con le azioni ad essi conseguenti. Mi viene anche il dubbio che costoro non si rendano bene conto delle implicazioni di un accordo mondiale vincolante per contenere entro due gradi l’aumento della temperatura, e dello sforzo titanico che dovrà essere messo in atto a tutti i livelli.

Per questo la parola d’ordine è: non abbassare la guardia. Let’s stay connected!

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