Se dieci miliardi vi sembran pochi

Siamo troppi o troppo pochi? La risposta che viene data a questa domanda è diametralmente opposta se siamo pigramente abituati a non guardare al di là dei ristretti confini nazionali o se siamo invece interessati a comprendere le dinamiche globali in atto. Se dunque, condizionati dal pensiero dominante o dai richiami di certi settori della chiesa, ci limitiamo ad evidenziare il calo delle nascite in Italia, saremo portati a sostenere acriticamente la necessità di politiche che sostengano la ripresa demografica, ma se allarghiamo gli orizzonti all’intero pianeta giungeremo senz’altro alla conclusione che su questo mondo siamo troppi.

Guardiamo ai dati: ci sono voluti centinaia di migliaia di anni affinché la popolazione mondiale raggiungesse il primo miliardo di abitanti, e solo due secoli per passare da 1 a 7 miliardi, livello toccato nel 2011. Secondo le proiezioni dell’ONU (vedi grafico) nel 2050 saremo probabilmente un numero compreso tra 8 e 11 miliardi, a seconda del livello di fertilità che verrà registrato negli anni a venire. Lo scenario intermedio prevede per la metà del secolo circa 10 miliardi di individui.

Population_projections

Nel frattempo, cosa accadrà ai sistemi planetari che rendono possibile la vita? Se guardiamo ai vari aspetti della crisi ecologica in atto (inquinamento crescente, perdita di biodiversità e di variabilità genetica, depauperamento delle risorse, ecc.) ed analizziamo gli attuali trend, la prospettiva è tutt’altro che rosea, in quanto sembra difficile che un mondo come quello che ci troveremo ad abitare nel 2050 sia in grado di supportare 10 miliardi di bocche da sfamare senza generare una diffusa instabilità sociale, migrazioni epocali e ogni sorta di conflitti per l’accesso alle risorse.

Limitandoci a valutare le conseguenze attese dell’aumento della temperatura media terrestre previsto nell’ipotesi BAU (business as usual) sulla disponibilità di cibo è facile rendersi conto che la pressione a cui sarebbe sottoposta una biosfera già sofferente in un pianeta popolato da 10 miliardi di esseri umani sarebbe semplicemente insostenibile. I cambiamenti climatici, infatti, intensificheranno i processi di desertificazione, renderanno più frequenti e durature le siccità e le ondate di calore, provocheranno sempre più spesso alluvioni e frane che dilaveranno i suoli dei pendii, e condurranno in definitiva ad una perdita sempre maggiore di terre coltivabili e ad un generale declino dei raccolti in agricoltura. Del resto, la perdita di nutrienti e il progressivo inaridimento dei suoli agricoli sottoposti a sfruttamento intensivo sono già ora una realtà, e pertanto il surriscaldamento del pianeta non farà altro che amplificare drammaticamente una tendenza in atto, che verosimilmente potrà essere contenuta solo con un maggior uso di fertilizzanti di sintesi e con la continua perdita di aree forestali da destinare a terreni agricoli, cioè con rimedi alla lunga peggiori del male. Se poi guardiamo agli oceani come fonti di nutrimento, le prospettive sono se possibile ancora peggiori, visto il grave sovrasfruttamento delle risorse ittiche che già oggi si traduce in una significativa e generalizzata diminuzione del volume del pescato.

Resterebbero gli insetti, secondo molti il cibo del futuro, ma francamente non sembra una prospettiva molto allettante…

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