La transizione che verrà

E’ cosa buona e giusta sostenere con forza la necessità di costruire un nuovo paradigma economico sostenibile basato sulle energie rinnovabili. Come discusso in precedenti post di questo blog, sappiamo che la crisi climatica e la progressiva deplezione delle risorse fossili fanno sì che questo obiettivo sia indilazionabile e senza alternative. Tuttavia, non si può nascondere che una siffatta impresa costituisce una sfida titanica, che non ha precedenti della storia dell’umanità.

Per comprendere ciò dobbiamo avere ben presente che la crescita impetuosa avvenuta negli ultimi due secoli e il conseguente livello di benessere raggiunto da una cospicua fetta dell’umanità e giustamente reclamato dalla restante parte è stato reso possibile grazie all’energia ottenuta da combustibili fossili e dal petrolio in particolare. Si deve ricordare che prima del petrolio e del carbone c’era praticamente solo il calore del fuoco di legna e l’energia muscolare umana e animale. Per avere un’idea di cosa hanno rappresentato i combustibili fossili nella storia recente dell’umanità, si pensi che il contenuto energetico di un barile di petrolio (159 litri) è pari a quello prodotto dall’attività muscolare di un operaio in 11,5 anni di lavoro (considerando 40 ore settimanali). Il petrolio è una fonte energetica concentrata, efficiente e straordinariamente versatile, che ha fornito i joules necessari a supportare praticamente tutti i settori dell’economia, dall’industria manifatturiera all’agricoltura, dai trasporti al riscaldamento. L’intero pianeta consuma 33 miliardi di barili di petrolio all’anno (dati 2013), una quantità immensa: come possiamo dunque pensare di rinunciare in breve tempo a un tale input di energia senza che l’intera economia collassi e ci riporti al Medioevo?

Tutti conosciamo la risposta a questa domanda: saranno le fonti rinnovabili a sostenere l’economia del futuro, principalmente l’eolico e il solare nelle sue diverse declinazioni (fotovoltaico, termico, termodinamico). Il tumultuoso sviluppo delle rinnovabili negli ultimi due decenni sta a dimostrare che la transizione verso un futuro carbon free di fatto è già iniziata e non potrà che proseguire. E tuttavia, non sono tutte rose e fiori: se vogliamo limitare i cambiamenti climatici a livelli ancora sopportabili, la riduzione delle emissioni da fonti fossili deve iniziare subito ed essere cospicua, dell’ordine del 5-10% annuo. Tale riduzione, inoltre, per rispondere a criteri di equità, non può essere uniformemente ripartita fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, e pertanto dovrebbe essere il mondo ricco a sopportare le riduzioni più importanti. Ma è realistico pensare di rimpiazzare il 10% annuo di energia fossile con le rinnovabili? Qui il discorso diventa più complicato, perché non tutti gli usi del petrolio sono ugualmente sostituibili con le energie pulite: se infatti la produzione di elettricità da fotovoltaico ed eolico è in grado di prendere rapidamente il posto delle centrali a fonti fossili, lo stesso non può certo dirsi per il settore dei trasporti, basato ancora oggi per il 90% sul petrolio. Certo, i motori elettrici potranno gradualmente sostituire i tradizionali motori termici delle automobili, ma come la mettiamo con il trasporto pesante, con i mezzi d’opera, con il trasporto navale e soprattutto aereo? Nell’ambito dei trasporti terrestri sarà certamente possibile spostare una buona fetta di merci dai TIR alla ferrovia, ma complessivamente, con le tecnologie a disposizione oggi, sarà arduo riuscire a conseguire riduzioni consistenti delle emissioni in questo settore, a meno di non sostituire il modello economico fondato sulla globalizzazione delle merci con un’economia nella quale i beni materiali saranno in prevalenza fabbricati localmente e distribuiti a corto raggio.

C’è poi da considerare un altro aspetto fondamentale della già ingarbugliata questione: una riconversione così massiccia e rapida dalle fonti fossili alle rinnovabili richiederà degli investimenti molto ingenti e uno sforzo produttivo enorme in termini di impianti ed infrastrutture, ma ciò abbisogna a sua volta di tanta energia, che nel breve termine dovrà necessariamente provenire in gran parte dai combustibili fossili. In altri termini, per uscire dalle fonti fossili abbiamo bisogno delle fonti fossili (cit. Sgouridis, Bardi & Csala), il che implica che una frazione non trascurabile delle emissioni che potremo permetterci negli anni a venire dovrà essere destinata alla riconversione dell’attuale modello energetico.

Insomma, ci aspettano anni nei quali l’umanità dovrà incamminarsi su un pericoloso crinale nel quale su un versante ci sarà il baratro della catastrofe climatica e su quello opposto l’implosione della fragile architettura su cui si fondano le nostre società e in definitiva il tracollo dell’economia. Nessuno sa se ce la faremo, sappiamo solo che non abbiamo alternative.

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