Ma quanto è efficiente l’efficienza?

Avete presente il meccanismo delle offerte promozionali nei supermercati? Se le vendite di un prodotto languono rispetto alle scorte, si abbassa il prezzo, si mette un bel cartellino colorato sullo scaffale, e il gioco è fatto: le vendite saliranno all’istante, per la felicità di produttori, rivenditori e consumatori! Questo meccanismo, com’è ovvio, vale per tutti i prodotti, compresi quelli ecologicamente “sensibili”. Se ad esempio una famiglia, consapevole del pesante impatto sull’ambiente degli allevamenti intensivi, decide di rinunciare alla carne, il risultato è molto semplicemente che sarà qualcun altro a mangiare le bistecche o le salsicce a cui abbiamo rinunciato, e magari ne mangerà anche di più di quelle che noi consumavamo prima (ovviamente questa riflessione non va intesa come un invito a rimpinzarci di cibi di origine animale…). Naturalmente, se a rinunciarci è una vasta comunità, su piccola scala potranno esserci delle ricadute significative prima nel circuito distributivo e poi sul lato dell’offerta, ma non dobbiamo dimenticare che per un numero sempre più grande di prodotti il mercato di riferimento è quello globale, e pertanto anche in presenza di ampie fette di popolazione che optano per scelte virtuose ed environmentally friendly l’effetto benefico di tanta virtù sarà praticamente trascurabile.

In tema di risorse energetiche, questo meccanismo prende il nome di Paradosso di Jevons, dal nome dell’economista britannico che lo formulò nella seconda metà dell’800. Jevons notò che l’introduzione dei nuovi, più efficienti motori a vapore non portò ad una diminuzione del consumo di carbone come ci si sarebbe aspettato bensì ad un suo aumento. Questo perché l’aumento dell’efficienza energetica in un contesto orientato alla crescita economica conduce ad un incremento della domanda della risorsa risparmiata, spesso anche in condizioni di invarianza di prezzo.

Parlando di combustibili fossili, si deve osservare che nell’ipotesi di un rifornimento decrescente di queste risorse – notoriamente finite – il paradosso di Jevons potrebbe non funzionare perché la ridotta disponibilità porta invariabilmente ad un aumento dei prezzi con un’inevitabile riflesso sulla domanda. Detto ciò, non voglio addentrarmi oltre in una discussione accademica circa le implicazioni del Paradosso di Jevons sugli scenari energetici mondiali. Quello che mi interessa sottolineare è che una più diffusa consapevolezza di questi meccanismi e delle regole del tanto decantato libero mercato è utile a far capire quanto sia importante la politica nel determinare il nostro futuro: fintanto che si continuerà ad estrarre petrolio ai ritmi attuali, ci sarà sempre chi lo brucerà e lo trasformerà in CO2, continuando ad alterare il clima del pianeta e vanificando in buona parte gli sforzi dei fautori delle energie rinnovabili, ma se si riuscirà ad imporre a livello internazionale una riduzione progressiva e vincolante dello sfruttamento dei giacimenti di carbone, petrolio e gas naturale, e/o se riusciremo ad “affamare” le multinazionali dei combustibili fossili sottraendo loro le risorse economiche necessarie per i loro scellerati programmi di sviluppo, allora le cose potranno davvero cambiare e un nuovo modello economico realmente sostenibile potrebbe vedere la luce.

PS: Ho riflettuto molto se pubblicare questo post, il rischio evidente è di accrescere la sensazione di impotenza e la percezione di inutilità degli sforzi dei singoli individui. Per quanto mi riguarda, c’è un livello superiore a quello esclusivamente razionalistico che mi spinge a fare o non fare certe scelte, questo livello si chiama coscienza, che rappresenta fortunatamente la parte costitutiva più nobile della natura umana.

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