Avvocato in attesa di giudizio

Dicembre 2025. Nelle aule di tribunale di una siccitosa città di provincia del centrosud d’Italia si svolge il processo a carico dell’ex-sindaco in carica dieci anni prima. L’imputato è accusato di omicidio colposo a seguito della morte per tumore maligno di una donna di mezz’età. Il testimone chiave del procedimento è una molecola di benzopirene, che nell’udienza clou del processo ha rilasciato sotto solenne giuramento la seguente dichiarazione: Continua a leggere

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Che clima c’è nel sindacato?

There are no jobs on a dead planet

Lo scorso ottobre questo blog aveva pubblicato una lettera aperta alla leader della CGIL Susanna Camusso, invitando il più grande sindacato italiano a fare la sua parte nella battaglia per il contrasto ai cambiamenti climatici mediante la promozione del disinvestimento dalle compagnie legate allo sfruttamento di carbone, petrolio e gas dai fondi pensione complementari dei lavoratori delle aziende private.

E’ con molto piacere che pubblico di seguito la risposta della CGIL, pervenuta il 25 novembre (NB: prima dello svolgimento della COP21), a firma del Coordinatore della Segreteria Generale Antonio Granata. Alla risposta seguono alcune mie considerazioni tendenti a far sì che la sollecitazione iniziale non resti lettera morta. Continua a leggere

Una discutibile sentenza di primo grado e mezzo

Tutti dicevano di volere un accordo ambizioso ed erano consapevoli che non si potevano deludere le enormi aspettative che si erano create attorno alla Conferenza di Parigi sul clima. Dunque qualcosa di ambizioso bisognava inserirla nell’accordo, ma l’ambizione non poteva risiedere nei complicati tecnicismi di un testo che comprende molte tematiche complesse, controverse e di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. E allora, dal cappello a cilindro dei delegati della COP21 è spuntata fuori ed è stata concordata, già nei primi giorni dei negoziati, la dirompente idea di inserire nell’art. 2 dell’accordo, che riguarda gli obiettivi, il target di contenere l’aumento di temperatura non più entro i 2°C bensì “ben al di sotto dei 2°C, compiendo gli sforzi possibili per raggiungere 1,5°C”. Continua a leggere

Non scherziamo con il ghiaccio

Cosa accadrebbe se togliamo dal freezer dei broccoli surgelati e li lasciamo all’aria a temperatura ambiente per qualche settimana? Possiamo ben immaginarlo senza fare l’esperimento: man mano che l’ortaggio si scongela il suo aspetto cambierà diventando sempre meno appetibile, il verde naturale comincerà ad imbrunirsi e un pesante olezzo invaderà la cucina. Col passare del tempo il broccolo all’inizio florido e ricco di sostanze nutrienti andrà a male trasformandosi in uno striminzito ramoscello secco, perdendo gran parte del suo peso. Oltre all’acqua che pian piano sarà evaporata, i microrganismi avranno decomposto la materia organica rilasciando CO2 e metano nell’ambiente.

Proviamo ora ad immaginare di ripetere lo stesso esperimento su una gigantesca massa di broccoli contenente 1700 miliardi di tonnellate (GT) di carbonio dispersa sul 20% delle terre emerse del nostro pianeta. Lo scenario è di quelli di un film dell’orrore, ma uscire dalla sala cinematografica in questo caso non ci tranquillizzerà, perché ciò che sta accadendo nella realtà dopotutto non è così diverso. Continua a leggere

Perché è la gente che fa la Storia

“La Storia siamo noi, nessuno si senta offeso

siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo

la Storia siamo noi, attenzione,

nessuno si senta escluso. 

La Storia siamo noi

siamo noi queste onde nel mare

questo rumore che rompe il silenzio

questo silenzio così duro da raccontare”

Immagini della Climate March, 27-29 novembre 2015

(credit: 350.org) Continua a leggere

Salvate il soldato Rubisco

Spesso mi ritrovo a pensare a come dovevano apparire i luoghi consueti dove si svolgono le nostre vite cento, mille anni fa o qualche era geologica fa. Mi piace immaginare il paesaggio incorrotto, la vegetazione lussureggiante e il crogiolo di specie viventi che si contendevano i raggi del sole e condividevano l’acqua, il suolo e le altre risorse. Poi mi desto, mi guardo intorno, osservo il brulicante viavai delle auto, l’asfalto che ricopre le strade, il cemento dei palazzi, e penso all’immensità del tempo che è stato necessario a quella vegetazione e ai milioni di tonnellate di materia organica prodotta sulla Terra per trasformarsi nelle risorse fossili – petrolio, gas, carbone – che oggi rendono possibili le nostre vite artificiali e frenetiche. Continua a leggere

E il Galletti cantò

Chiedereste al vostro commercialista come differenziare i rifiuti, quale sistema di riscaldamento domestico impiegare, come rendere più verde il vostro giardino o cosa fare per ridurre l’inquinamento generato dai vostri spostamenti? Ovviamente no, e se lo faceste credo che l’interessato nutrirebbe seri dubbi sulla vostra salute mentale. Nel qual caso dovreste però rassicurarlo, ricordandogli che in Italia la carica politica investita dell’autorità di governare i drammatici problemi ambientali di cui soffre il nostro Paese è, giustappunto, un commercialista.

Stiamo parlando dell’On. Gian Luca Galletti (non scrivete Gianluca tutt’attaccato, ché potrebbe arrabbiarsi), Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo Renzi, ex UdC, considerato uomo di Pierferdy Casini, bolognese come lui. Va bè, ma che c’è di male se un Dottore-Commercialista-e-Revisore-Ufficiale-dei-Conti si occupa di ambiente? In principio nulla, ma ci si aspetterebbe almeno che nel suo curriculum si trovino quantomeno indizi che indichino che costui abbia qualche competenza in materia, o che vanti una particolare sensibilità per i temi ambientali. E invece niente: la lettura del profilo del Ministro riportata nel sito MinAmbiente non lascia alcuna speranza su questo, nulla di nulla nel suo passato di peone che profumi almeno lontanamente di natura. Quel posto Galletti l’ha ottenuto sulla base del Manuale Cencelli per evidenti ragioni di equilibri politici, e poi perché nessun ministro di spessore doveva far ombra a Renzi, meno che mai un potenziale rompiscatole come magari sarebbe stato qualche esponente della galassia ambientalista. Continua a leggere

Chi d’inerzia ferisce…

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“Inertia”, scultura sottomarina dell’artista Jason deCaires Taylor

La classica immagine del treno senza macchinista in folle corsa prossimo a schiantarsi sul fianco di una montagna occupa sempre più di frequente i miei inquieti pensieri. La civiltà umana continua a correre senza pensare dove si sta dirigendo e senza chiedersi perché e cosa la fa correre. A tutti i livelli, da quello della psicologia dei singoli a quello delle dinamiche che guidano le collettività, sembra che cambiare traiettoria sia pressoché impossibile, e che la forza d’inerzia che ci spinge come degli automi a ripetere pedissequamente le solite azioni e a pensare secondo i soliti cliché sia incontrastabile. Per di più, i vincoli posti dai sistemi complessi come quelli che l’umanità ha costruito nei secoli sembrano non lasciare spazio a tentativi di autoriforma radicale. Anche coloro che bramano il cambiamento e osservano con speranza le evoluzioni positive in atto nella società sono spesso portati a ricredersi quando allargano lo sguardo ai sistemi planetari e constatano, esaminando i grandi numeri, l’esasperante lentezza con cui certi trend si fanno strada. Continua a leggere

Se l’aria fosse un farmaco

Facciamo finta – ma poi neanche tanto – che l’aria che respiriamo sia un farmaco da somministrarsi per via inalatoria (lo chiameremo appunto ARIA®), ed analizziamone la composizione quali-quantitativa stabilita al momento dell’Autorizzazione all’immissione in commercio, che possiamo datare all’anno 1780 (vedremo più avanti il perché di questa data; in realtà il prodotto veniva usato già da molti millenni prima di allora). Limitiamoci per semplicità a considerare i quattro componenti più abbondanti del medicinale: Continua a leggere

Pensare localmente, inquinare globalmente

C’era una volta un tempo in cui parlare di ambiente era bello, ed era anche molto trendy. Lo ricordo bene quel periodo, a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90, quando da giovane mi avvicinavo con candore alla politica convinto di portare una ventata d’aria nuova nelle fumose e opache stanze dell’amministrazione comunale della mia città (di lì a poco sarebbe arrivata Tangentopoli). In quelle stanze e fra la gente parlavamo di temi come le pedonalizzazioni e la mobilità urbana, l’inquinamento dell’aria e dei corsi d’acqua, i parchi urbani, la raccolta differenziata dei rifiuti, il no al nucleare, alla cementificazione, alla caccia, eccetera. Era il periodo in cui l’Italia, insieme al benessere gonfiato dalla corruzione imperante e dal debito pubblico ma comunque sempre più diffuso, scopriva finalmente i guasti di una crescita industriale caotica e incontrollata. In quegli anni, gli anni rampanti della ‘Milano da bere’ di craxiana memoria, fu istituito il Ministero dell’Ambiente ed entrarono in vigore le prime significative norme per la lotta all’inquinamento, la gestione dei rifiuti e la tutela del paesaggio. Continua a leggere